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Conversione DL Aiuti e Superbonus: cosa cambia?

Con la conversione in legge del DL Aiuti il Superbonus cambia ancora: in arrivo novità con sulla cessione del credito e una nuova proroga per i lavori sulle unifamiliari. Novità anche su bollette e rottamazione cartelle

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La conversione del DL Aiuti, almeno secondo la Camera dei deputati, può considerarsi una pratica chiusa. Sono stati infatti 410 i voti favorevoli contro i 49 voti contrari con i quali è stata approvata la fiducia al governo appunto sulla conversione del DL Aiuti. Certo, ancora è presto per tirare un sospiro di sollievo, il sipario infatti calerà solo quando il Senato lo approverà definitivamente. Un passaggio che in ogni caso dovrà comunque avvenire entro il 16 luglio.

Ma perché è così attesa questa conversione in legge del DL Aiuti? Quali sono le novità che dovrebbe portare?

Alle novità già previste dal testo del decreto legge n. 50 del 17 maggio 2022, si affiancheranno le nuove modifiche in materia di cessione del credito introdotte nel corso dei lavori per la conversione DL Aiuti.

Novità che riguarderanno le banche, e che puntano a sbloccare il mercato delle cessioni (abbiamo parlato della situazione di questo mercato qui). Manca invece un’apertura sulla possibile proroga del superbonus oltre le scadenze ad oggi previste, tra cui la prima del 30 settembre 2022 per i lavori sulle unifamiliari.

Abbiamo cercato di fare il punto della situazione insieme ai nostri esperti qui di seguito.

Cosa cambia per il Superbonus con la conversione del DL Aiuti

Il Superbonus è diventato un vero e proprio elemento di scontro tra Governo e Forze di maggioranza. Uno scontro che si risolverà anche questa volta con nuove modifiche alla normativa dopo la conversione del DL Aiuti. Dl che, ricordiamolo, è già stato approvato alla Camera dei Deputati.

Nuova cessione del credito

La modifica principale riguarda ancora una volta il meccanismo cella cessione del credito d’imposta. Il fine è quello di sbloccare, almeno ci auguriamo, la mole di somme che al momento è rimasta bloccata nei Cassetti Fiscali. I principali istituti di credito, non avendo più acquistato tali crediti infatti hanno determinato l’impossibilità per le aziende esecutrici dei lavori di monetizzarli, provocando un enorme crisi del settore.

La modifica in questione in realtà era già contenuta nel decreto legge n. 50 del 17 maggio scorso. Il testo apriva alla possibilità che il Governo allargasse le maglie della cessione del credito. Nel testo era infatti prevista la possibilità di trasferire in ogni momento le somme acquisite verso specifici soggetti, ossia clienti professionali privati titolari con la stessa di contratto di conto corrente e la banca capogruppo. Questo meccanismo quindi aprirebbe quindi al trasferimento verso le imprese in possesso di specifici requisiti in materia di bilancio, fatturato e fondi propri.

La legge di conversione del DL Aiuti renderà però ulteriormente meno vincolante la selezione da parte delle banche. L’articolo 14 di questa nuova legge di conversione infatti prevede che sarà sempre consentita la cessione a favore di soggetti diversi dai consumatori o utenti, che abbiano stipulato un contratto di conto corrente con la banca stessa, così come con la banca capogruppo. Inoltre stabilisce che il cessionario non potrà in ogni caso cedere a sua volta le somme acquisite da parte della banca.

Tali novità si applicheranno anche in via retroattiva:

“anche alle cessioni o agli sconti in fattura comunicati all’Agenzia delle Entrate prima della data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, fermo restando il limite massimo delle cessioni di cui all’articolo 121, comma 1, lettere a) e b), del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77”

Proroga Superbonus al 30 settembre 2022 per unifamiliari

Il Ministero dell’Economia, almeno per il momento, chiude a qualsiasi ipotesi di proroga della detrazione del 110 per cento. Tuttavia, la conversione del DL Aiuti confermerà la riscrittura del calendario delle scadenze.

In particolare, è previsto un nuovo termine per accedere alla detrazione del 110 per cento per i lavori sulle abitazioni uni familiari. Sarà possibile accedervi per tutte le spese sostenute entro il 31 dicembre 2022, a patto di effettuare lavori pari almeno al 30 per cento dell’intervento complessivo alla data del 30 settembre. Di fatto quindi la conversione del Decreto Aiuti concede tre mesi di tempo in più ai contribuenti consentendogli più tempo per completare i lavori entro la fine dell’anno.

Vengono inoltre confermate le modalità semplificate di verifica del requisito del 30 per cento dei lavori eseguiti. In particolare il SAL minimo da perfezionare entro la nuova scadenza del 30 settembre 2022 riguarderà l’intervento complessivo, e quindi il contribuente potrà scegliere di includervi anche lavori diversi da quelli rientranti nel superbonus.

Novità per quanto riguarda le bollette e la rottamazione delle cartelle esattoriali

Oltre alle misure già adottate per limitare gli effetti del carobollette, è stata semplificata l’istallazione di pannelli solari sia per quanto riguarda le imprese che gli edifici abitativi. Inoltre, tra le altre novità in arrivo c’è anche la possibilità per provincie e comuni di attingere ai fondi incamerati con le multe e con i parcheggi per saldare le bollette delle strutture pubbliche. In particolare, si potrebbero saldare le spese relative all’illuminazione di scuole, impianti sportivi ecc. Eventuali avanzi di gestione provenienti dai bilanci del 2020 e del 2021 invece potranno essere adoperati per tagliare la Tari, la tassa sui rifiuti.

Prevista anche una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali che dà maggiore respiro. Il limite per chiedere il pagamento delle cartelle in 10 anni sale a 120mila euro (al posto dei 60mila previsti). Nuove scadenze anche per il piano di rateizzazione che decade non più dopo il mancato pagamento di cinque rate, ma di otto.

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Tutti i problemi superbonus 110

Tutti i problemi superbonus 110: ecco la verità

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Sono oltre seimila le pratiche superbonus 110% che sono rimaste bloccate. I cantieri dei privati che non sono mai partiti o che sono rimasti bloccati a metà, sia per quanto riguarda le villette che per i condomini con ponteggi sono quindi moltissimi.

La causa principale di questa situazione è da ricercarsi nel fatto che le banche, a cui i beneficiari e le imprese fornitrici delle opere si erano rivolte, non possono o non vogliono più accettare le cessioni del credito. Il motivo è da rintracciarsi nelle ultime evoluzioni normative che hanno limitato questo meccanismo ma anche nel fatto che le banche non si fidano del sistema visto che lo stato non fornisce garanzie sulle tempistiche di erogazione di questi fondi.

Tra la mancanza di fiducia da parte delle imprese edilizie ed il  blocco dovuto alla mancata collaborazione delle banche, le imprese edilizie sono più propense a dare lo sconto in fattura oppure la cessione del credito ai committenti plurimi, quindi i condomini. Ma non è lo stesso per coloro che abbiano commissionato lavori per le loro villette singole. In questo caso infatti il lavoro per l’ottenimento dello sconto in fattura o della cessione del credito, è realmente più ampio rispetto alla capacità persuasiva del condomino. Ciò significa quindi che i committenti in difficoltà sono molto spesso privati, aziende senza liquidità che temono la scadenza del superbonus 110% senza proroga.

Ma le brutte notizie sui problemi superbonus 110 non si fermano qui. Secondo ANCE la situazione venutasi a creare con la cessione del credito e l’assenza di sistemi di qualificazione sta generando un disastro per l’edilizia. Cerchiamo di spiegarlo qui di seguito.

Problemi Superbonus 110 %

I problemi superbonus 110 sono frutto di una situazione paradossale. L’idea alla base della misura, ovvero quella di rilanciare il settore dell’edilizia e della riqualificazione energetica tramite gli incentivi fiscali rimane comunque valida. Tuttavia, molte delle problematiche superbonus 110 sono venute fuori nel momento in cui il legislatore ha scritto forse con troppa fretta e leggerezza la normativa.  Problematiche i cui effetti probabilmente si trascineranno per molti anni ancora.

Fin dalla sua approvazione nel 2020, il DL Rilancio è stato oggetto di numerose modifiche e revisioni. Per la precisione sono stati 14 i correttivi, più o meno importanti, che si sono susseguiti in questi ultimi due anni. Un quindicesimo è invece in discussione in questi giorni.

A questa situazione di incertezza normativa che ad ogni correttivo comporta paralisi dell’intero settore, si deve aggiungere inoltre tutta un’altra serie di problemi superbonus 110. Tra i più importanti citiamo le seguenti:

  • interventi realizzati su edifici che presentano abusi edilizi più o meno gravi,
  • eccesso di domanda in tempi stretti che ha generato un aumento dei costi dei materiali da costruzione,
  • proliferarsi di soggetti meno qualificati che hanno fiutato l’affare.

Nonostante tutti questi problemi vogliamo provare ad essere ottimisti. Tutta questa situazione ha prodotto senza dubbio una notevole esperienza per il legislatore. Esperienza che speriamo possa essere messa a frutto producendo il tanto atteso Testo unico delle detrazioni fiscali per il settore delle costruzioni.

Le osservazioni di ANCE

Nel nostro essere ottimisti, dobbiamo comunque essere realisti e fare i conti con la realtà, come ci ricorda ANCE l’Associazione Nazionale Costruttori Edili. Secondo quest’associazione molti dei cantieri superbonus 110% rischiano lo stop a causa dello stop della banche alla cessione del credito. Senza cessione del credito infatti le imprese non hanno la possibilità di monetizzare il credito d’imposta. Pertanto le imprese non possono effettuare i pagamenti necessari all’acquisto del materiale per lo svolgimento dei lavori o, più semplicemente, pagare i propri dipendenti. Una situazione che si fa di giorno in giorno più complessa visto anche il raggiungimento della capienza fiscale massima delle banche che potrebbe chiudere il principale canale di monetizzazione del credito d’imposta per le imprese.

Abbiamo pertanto ritenuto opportuno fare il punto della situazione per quanto riguarda i problemi superbonus 110 cercando di spiegare in maniera semplice le difficoltà che beneficiari, banche e imprese, si sono trovate a dover affrontare in questo periodo qui di seguito.

Gli effetti dell’eccesso di domanda

La misura agevolativa del Superbonus 110% è una misura che, per così come è stata pensata, è particolarmente vantaggiosa per chi ne fa richiesta. Grazie ad essa è infatti, almeno teoricamente, possibile riqualificare in maniera efficiente un edificio da un punto di vista energetico senza spendere praticamente nulla. Ovvio quindi che una tale opportunità abbia invogliato molti a farne richiesta. Tuttavia, l’orizzonte temporale limitato, anche se poi esteso di qualche anno, di una misura così potenzialmente interessante ha comportato un accavallarsi delle richieste per l’ottenimento di questa agevolazione.

A maggio 2022 le richieste pervenute ed incentivate in circa un anno e mezzo sono state quantificate in più di 170.000 per un valore che ha superato i 33 miliardi di euro. Un numero elevato che se ad un’occhiata superficiale sembrerebbe fare del superbonus 110% una misura di successo, in realtà è la principale causa di molti dei problemi superbonus 110%.

Il concentrarsi di un numero così elevato di richieste, in un così breve lasso di tempo, ha infatti provocato i seguenti problemi superbonus 110:

  • l’aumento dei prezzi dei materiali;
  • l’impossibilità di reperimento di questi materiali,
  • l’esaurimento della capacità fiscale delle banche
  • lunghe tempistiche per la procedura della cessione del credito;
  • il proliferarsi di soggetti poco qualificati che hanno cercato di perpetrare truffe ai danni dell’erari;
  • a questi problemi si è poi aggiunta la guerra in Ucraina.

Abbiamo cercato di analizzare tutti questi problemi superbonus 110 qui di seguito.

Aumento dei prezzi dei materiali

Come è facile immaginare, il prezzo di un bene è dato dalla domanda che c’è di quel bene. Se fino al 2020 la domanda di dispositivi come pompe di calore, pannelli fotovoltaici, o cappotti termici, era in grado di essere soddisfatta in tempi rapidi, dopo la pandemia non è stato più così. Le forti agevolazioni introdotte dai governi hanno provocato una carenza nel mercato di questi dispositivi ma anche dei semplici materiali che servono alla loro realizzazione.

Una minore disponibilità di questi materiali, unita ad un contemporaneo aumento della loro richiesta ha fatto lievitare enormemente i prezzi di questi materiali e dispositivi. Se quindi a ottobre 2020 un intervento Superbonus 110% poteva rientrare ampiamente nei limiti di spesa previsti dalla normativa, oggi probabilmente lo stesso intervento sfora questi limiti. Ciò è un problema grave superbonus 110 visto che costringe le imprese a trovare soluzioni creative per non rimetterci e portare comunque a termine i lavori.

Difficoltà per reperire materiali e dispositivi

Un’altra richiesta concentrata in un periodo breve ha avuto anche un altro effetto collaterale: quello di esaurire i materiali ed i macchinari necessari allo svolgimento dei lavori. Se da un lato è vero che la produzione di questi si è fermata durante il lockdown provocando dei ritardi fisiologici, dall’altro è vero che i dispositivi e materiali disponibili si sono velocemente esauriti a causa dell’elevata mole di richieste.

Ciò ha logicamente provocato un dilatamento dei tempi dei cantieri con conseguenti disagi per i beneficiari della detrazione. Al tempo stesso a soffrire dei disagi sono anche le imprese che senza materiale non possono portare a termine i lavori e quindi non possono monetizzare i crediti d’imposta cui avrebbero avuto diritto. Un cane che si morde la coda e che rischia di portare al fallimento molte delle aziende che lavorano in questo settore.

Esaurimento della capacità fiscale delle banche

Il credito d’imposta può essere portato in compensazione orizzontale dai soggetti che lo acquistano (ne parliamo anche qui). In sostanza, le banche acquistano il credito d’imposta per ottenere degli sconti sulle tasse che dovrebbero versare all’erario. Il credito d’imposta che acquistano di solito ha infatti un valore maggiore rispetto all’effettivo costo.

Tuttavia c’è un limite a questa situazione ovvero la capienza fiscale del soggetto in questione. Se una banca deve pagare 1.000.000 di tasse potrà acquistare al massimo il medesimo valore di crediti d’imposta, vista anche l’impossibilità di cedere ulteriormente questi crediti acquistati. Inoltre, lo stato aveva comunque destinato delle risorse limitate, seppur parliamo di più di 30 miliardi di euro, per sopperire a quelle che di fatto queste mancate entrate di imposte non riscosse.

Uno dei problemi superbonus 110 però che questo limite che non solo è stato raggiunto ma anche superato. I dati ENEA sui fondi Superbonus parlano chiaro: al 31 maggio 2022 risultano richiesti interventi per un totale di detrazioni pari a 33,7 miliardi di euro. I 33,7 miliari sono fondi prenotati e non utilizzati, ma è da notare che la cifra supera quella messa a disposizione dal Governo, ovvero 33,3 miliardi fino al 2036. La conseguenza di tutto ciò è che molte banche hanno sospeso l’acquisto del credito d’imposta rendendo quindi impossibile per le imprese edili monetizzarlo e quindi portare avanti i propri cantieri.

Problemi Superbonus 110: tempistiche di accettazione della cessione del credito

A complicare ulteriormente le cose ci sono anche le tempistiche di accettazione della cessione del credito. Un altro dei problemi superbonus 110 è che le banche non rispondono entro i tempi previsti. Molto spesso una banca non sa se, a fronte di aver accettato la cessione del credito, possa rientrare dalle somme. In sostanza si sta verificando una vera e propria mancanza di fiducia verso il sistema.

Finché le banche non torneranno a sbloccare le cessioni multiple e quindi a concedere crediti di imposta agli intermediari, tutto resterà fermo. Una situazione che non può non avere altro che conseguenze disastrose.

La proliferazione di aziende e imprese poco qualificati

Un’occasione di business così ghiotta, “tanto alla fine paga lo stato”, ha fatto gola a molti. Sono infatti circa 12 mila le nuove società che si sono iscritte alle varie camere di commercio con dei codici Ateco relativi al mondo dell’edilizia. Peccato però che nella realtà dei fatti, molte di queste imprese poco hanno a che fare con il mondo della riqualificazione energetica o dell’edilizia.

La mancanza di professionalità di chi si reinventa costruttore o installatore da un giorno all’altro ha provocato anche un’intasamento dei controlli che gli enti preposti devono effettuare. Controlli che si sono inceppati fin da subito in quanto hanno evidenziato un alto numero di irregolarità, che ammontano a circa 5,6 miliardi di euro, per quanto riguarda le detrazioni fiscali. Dobbiamo però precisare che la quasi totalità di queste irregolarità o tentativi di frode riguarda il bonus facciate e non il Superbonus 110%.

Problemi superbonus: la guerra in Ucraina

Come se non bastasse, a complicare le cose , è arrivata anche la guerra in Ucraina che ha portato il prezzo dei materiali a salire ancora di più. Complice l’aumento vertiginoso del costo dell’energia e del carburante i materiali necessari alla realizzazione dei cantieri hanno subito un aumento vertiginoso che si va ad aggiungere a quelli già intercorsi.

Le possibili soluzioni ai problemi superbonus 110

Una soluzione a questi problemi superbonus 110 potrebbe essere più semplice del previsto. Si potrebbe allungare per qualche altro anno la possibilità di fruire del Superbonus, limitando però le imprese a cui poter elargire il denaro pubblico. Si potrebbe quindi pensare di definire una serie di soggetti autorizzati e qualificati. In altre parole questo è quanto sta avvenendo per quanto riguarda le imprese che lavorano per la ricostruzione degli edifici colpiti dal sisma del Centro-Italia.

Tuttavia, questo non risolverebbe la paralisi del mercato del credito d’imposta che come abbiamo visto è fondamentale per garantire la sopravvivenza delle imprese. Per questo è in discussione in questo momento in Parlamento una nuova modifica al meccanismo della cessione del credito (ne parliamo qui). In particolare potrebbe essere prevista la possibilità, per le banche di cedere sempre il credito a soggetti non rientranti nella definizione di consumatori o utenti che abbiano stipulato un contratto di conto corrente con la stessa banca cedente. In questo modo verrebbe ampliato il numero delle possibili cessioni e quindi anche le possibilità di monetizzazione di tali crediti per i loro proprietari.

Inoltre si sta discutendo se prevedere o meno altri fondi da destinare al Superbonus. Qualora venissero stanziati altri fondi, nel 2023, almeno per i primi sei mesi, le banche potrebbero tornare ad avere liquidità e azzererebbero i bilanci. Questo potrebbe riaprire sicuramente il discorso del bonus 110%, anche se non per sempre.

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Il Governo propone nuove modifiche alla cessione del credito

Superbonus: governo propone cessione crediti più ampia tramite un emendamento del DL aiuti

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Il decreto Aiuti in discussione in questi giorni in Parlamento contiene un emendamento particolare che prevede nuove modifiche alla cessione del credito. L’emendamento fa scalpore perché a proporlo sarebbero state proprio le commissioni Bilancio e Finanze della Camera. Tali commissioni avrebbero quindi recepito ì i vari malumori delle imprese ed associazioni di categoria che si trovano in forte difficoltà da oramai troppo tempo.

Le modifiche alla cessione del credito contenute nell’emendamento prevedono che:

“le banche e le società appartenenti a gruppi bancari potranno cedere sempre il credito a soggetti non rientranti nella definizione di consumatori o utenti che abbiano stipulato un contratto di conto corrente con la stessa banca cedente”.

Tale modifica, se approvata, supererebbe quelle contenute nel DL del 17 maggio 2022 in base al quale le banche potevano cedere solo a “clienti professionali”.

Abbiamo cercato quindi di fare il punto della situazione su queste modifiche cessione del credito qui di seguito cercando di spiegare meglio in cosa consistono. Nel farlo abbiamo anche ritenuto opportuno ricapitolare un po’ l’evoluzione della normativa del Superbonus che ha esteso in maniera massiccia il meccanismo della cessione del credito.

L’evoluzione della cessione del credito d’imposta

Per comprendere appieno di cosa stiamo parlando, è necessario ricapitolare brevemente quelle che sono state le modifiche che il meccanismo della cessione del credito d’imposta. Modifiche che si sono susseguite ad un ritmo forsennato dopo l’approvazione del DL Rilancio ma che non hanno contribuito a semplificare la situazione. Ogni volta infatti non hanno fatto altro che rendere più complicato il sistema e provocato paralisi economiche che le imprese stanno ancora cercando di superare.

Il primo provvedimento normativo che ha introdotto le limitazioni è stato il Decreto Antifrode in vigore dal 12 novembre (poi confluito nella Legge di Bilancio 2022). Subito dopo c’è stato il Sostegni Ter del 27 gennaio 2022 (definito anche Antifrode Bis) che ha limitato la cessione del credito ad una sola volta. Tuttavia, l’unica cessione del credito ha attirato diverse contestazioni, tanto che il governo è dovuto tornare quasi subito sui suoi passi. D’altronde tale norma avrebbe provocato il fallimento delle molte società che nel frattempo avevano approfittato del Superbonus per lavorare.

Il Governo con il Decreto-legge correttivo del 25 febbraio 2022, n. 13 è quindi tornato indietro ripensando quanto stabilito inizialmente con il Sostegni-Ter in materia di cessione crediti Bonus Edilizi. Il risultato è stata una nuova disciplina che ha allentato la stretta (inizialmente prevista una sola cessione) consentendo due ulteriori cessioni, oltre alla prima.

A questo punto c’è attesa attorno all’approvazione del DL Aiuti ed agli emendamenti che ha raccolto in questi con nuove modifiche cessione del credito d’imposta. In particolare, la nuova cessione crediti estesa sarebbe estesa a tutte le partite Iva nell’ambito delle 4 cessioni consentite dalla norma. La cessione quindi sarebbe allargata a tutti purché i soggetti verso cui si cederà il credito non siano consumatori.

Le nuove modifiche cessione del credito nel DL Aiuti

A questo punto proviamo a capire in cosa consisterebbero queste modifiche alla cessione del credito contenute nell’emendamento del DL Aiuti.

La modifica più importante è quella che prevede che le banche e le società appartenenti a gruppi bancari potranno cedere sempre i crediti d’imposta derivanti dai bonus edilizi, tra questi il superbonus 110%. Questi soggetti potranno però cedere il credito d’imposta solo a soggetti non rientranti nella definizione di consumatori o utenti “retail”. L’importante è che questi soggetti abbiano stipulato un contratto di conto corrente con la stessa banca cedente ovvero la banca capogruppo.

La proposta di modifica supera quanto attualmente disposto che limita la cessione unicamente in favore dei propri correntisti. Questi soggetti infatti sarebbero solamente quelli con dei conti presso la banco capogruppo che solitamente li definisce come clienti professionali.

Commissione banche avvia indagine su cessioni

In attesa che questo emendamento sia convertito in legge, cosa che dovrebbe avvenire proprio in questi giorni, la Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario ha fatto la sua mossa. Prendendo atto dei numerosi esposti ricevuti ha avviato un’inchiesta sulle cessioni dei crediti. In un comunicato rilasciato dall’Ufficio di Presidenza della Commissione parlamentare possiamo infatti leggere:

«A seguito di numerose segnalazioni ed esposti ricevuti, l’Ufficio di Presidenza della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario ha deliberato di inviare alle principali banche significant nazionali un questionario per verificare l’operatività del sistema bancario italiano. L’indagine conoscitiva avviata riguarda i crediti relativi al Superbonus 110% e ad altri bonus oggetto delle normative che si sono susseguite negli ultimi anni».

Nel frattempo anche Confartigianato è intervenuta segnalando che il blocco della cessione dei crediti d’imposta dovuto alle continue modifiche della normativa, non ha fatto altro che generare sempre più danni al settore della riqualificazione energetica. In particolare:

“Con 5.175 milioni di euro incagliati nei cassetti fiscali delle imprese – di cui 3.684 milioni (il 71,2%) per il superbonus e 1.491 milioni (28,8%) per gli altri bonus edilizi – la loro inesigibilità costerebbe la perdita di 46.912 addetti nelle micro e piccole imprese». Sempre secondo Confartigianato, questo blocco dei crediti potrebbe ridurre del 40% l’aumento di occupazione creato nel settore delle costruzioni nell’ultimo anno».

MOdifiche cessione del credito necessarie per la sopravvivenza della misura

La situazione del Superbonus 110% è quindi ancora una volta incerta ed ingarbugliata. Ancora una volta le imprese del settore edilizio e bancario si trovano a dover attendere nuove modifiche alla cessione del credito per capire come andare avanti. La solita storia che oramai si ripete da due anni e che non accenna a trovare una soluzione duratura e che accontenti la maggior parte degli operatori.

Riusciranno le modifiche cessione del credito previste nel DL Aiuti a normalizzare la situazione? Probabilmente, e ad ancora una volta, purtroppo no. Tra l’altro, la situazione appare anche più tragica di quello che è ancora visto che all’orizzonte non si fanno attendere le dichiarazioni del governo che non vogliono prorogare il Superbonus 110%. Inoltre c’è anche da considerare il fatto che i fondi dedicati alla misura sono già esauriti (ne parliamo qui) e che quindi molte banche hanno smesso di acquistare i crediti d’imposta provocando l’ennesima, nuova, paralisi del settore.

Nel frattempo però non possiamo fare altro che aspettare l’approvazione del DL aiuti e capire se ci saranno novità in merito.

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Fondi Superbonus terminati: cosa succede adesso?

Sono terminati i fondi Superbonus previsti per le coperture del DL Rilancio e le banche fermano l’acquisto dei crediti. Cosa succede adesso ed il punto sulle altre criticità legate al Superbonus 110%.

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Fin dalla sua approvazione, la normativa che regola il Superbonus 110 è stata oggetto di numerose modifiche e revisioni (fra le ultime riportiamo queste). La normativa infatti presentava, ed ancora oggi presenta, numerose lacune normative che hanno provocato effetti sul mercato davvero devastanti.

Se infatti l’intento era quello di agevolare e promuovere la riqualificazione degli edifici, il risultato è stato quello di drogare il mercato relativo a questo settore. Sono state infatti numerosissime le richieste di accesso a questa agevolazione che hanno sommerso le imprese e che hanno intasato il mercato provocando un aumento dei costi dei materiali, un’oggettiva impossibilità nel loro reperimento. Fattore scatenante è stato senza dubbio il meccanismo della cessione del credito d’imposta per il quale erano stati individuati dei fondi Superbonus.

Le richieste pervenute sono talmente tante che, considerando anche l’aumento dei costi, hanno portato ad un esaurimento dei fondi previsti per la misura. Ma cosa significa che i fondi Superbonus sono esauriti? Il Superbonus è davvero giunto al capolinea?

Cerchiamo di fare il punto della situazione sulle problematiche della normativa con particolare riferimento all’esaurimento dei fondi Superbonus qui di seguito.

I dati ENEA sui fondi Superbonus

I dati ENEA sui fondi Superbonus parlano chiaro: al 31 maggio 2022 risultano richiesti interventi per un totale di detrazioni pari a 33,7 miliardi di euro. I 33,7 miliari sono fondi prenotati e non utilizzati, ma è da notare che la cifra supera quella messa a disposizione dal Governo, ovvero 33,3 miliardi fino al 2036.

E’ a causa anche di questi dati quindi che sono in molti ad aver avuto dubbi o comunque ad aver pensato che sia necessario lo stanziamento di un nuovo finanziamento di fondi per il Superbonus. Il finanziamento infatti servirebbe se non altro a garantire ai beneficiari che richiedono le detrazioni per i lavori in avvio. Nel frattempo però, le banche si sono già mosse. Intesa San Paolo e Unicredit hanno già deciso di fermare l’acquisto di crediti d’imposta. Questi istituti infatti hanno già raggiunto la loro capienza fiscale massima per utilizzare il credito d”imposta.

Sarà il DL Aiuti, che dovrà essere convertito in legge entro il 16 luglio, a raccogliere le ultime novità in materia di cessione del credito, questione che ha già fatto il pieno di proposte di modifica.

L’evoluzione della cessione del credito d’imposta

Per comprendere appieno di cosa stiamo parlando, è necessario ricapitolare brevemente quella che è stata l’evoluzione normativa del meccanismo della cessione del credito d’imposta.

Lo schema della cessione crediti ha subito diverse modifiche e i limiti imposti alle cessioni multiple hanno reso complicato il sistema. Il primo provvedimento normativo che ha introdotto le limitazioni è stato il Decreto Antifrode in vigore dal 12 novembre (poi confluito nella Legge di Bilancio 2022), a seguire c’è stato il Sostegni Ter del 27 gennaio 2022 (definito anche Antifrode Bis) che ha limitato la cessione del credito ad una sola volta.

Il Governo con il Decreto-legge correttivo del 25 febbraio 2022, n. 13 è poi tornato indietro e ha ripensato a quanto stabilito inizialmente con il Sostegni-Ter in materia di cessione crediti Bonus Edilizi e modificato nuovamente la disciplina allentando la stretta (inizialmente prevista una sola cessione) consentendo due ulteriori cessioni, oltre alla prima.

A questo punto c’è attesa attorno all’approvazione del DL Aiuti ed agli emendamenti che ha raccolto in questi giorni che riguarderebbero nuovamente la cessione del credito d’imposta. Se dovesse essere approvato, questo emendamento, prevederebbe una nuova cessione crediti estesa a tutte le partite Iva nell’ambito delle 4 cessioni consentite dalla norma. La cessione quindi sarebbe allargata a tutti purché i soggetti verso cui si cederà il credito non siano consumatori.

Cosa succedere a chi ha già iniziato i lavori?

Sono in molti a temere un blocco dei lavori iniziati ma non completati per i quali è già stata incassata parte del bonus. In questa situazione sono in molti a chiedersi se il Fisco potrebbe richiedere indietro i fondi per lavori mai conclusi.

Per questo sono state avanzate diverse proposte, non da ultima quella del CNAPPC – Consiglio nazionale degli architetti, che suggerisce di:

“estendere la possibilità di acquisto dalle banche già in possesso di cessioni di credito: questa misura consentirebbe sicuramente lo sblocco dell’attuale situazione e metterebbe in condizione i tecnici liberi professionisti e le imprese di superare l’attuale difficile crisi. É necessario, inoltre, confermare in modo chiaro e inequivocabile che chi acquista un credito, già valutato da banche attraverso i loro advisor, non può avere alcuna responsabilità evitando in tal modo che il meccanismo di cessione rimanga bloccato”.

Le altre problematiche oltre all’esaurimento fondi superbonus

Ad aggravare la situazione sul futuro del Superbonus 110% ci sono anche altri fattori (ne parliamo meglio qui). La misura infatti avrebbe provocato un enorme squilibrio geografico e sociale. Secondo i dati dell’Osservatorio 110% infatti, la maggior parte delle richieste arrivate per la detrazione sono localizzate al nord, soprattutto all’interno dei centri urbani. Un contro senso rispetto alle reali intenzione del legislatore che invece aveva pensato la misura come rivolta soprattutto a coloro che vivono nelle periferie delle città o nei centri del Sud Italia.

Tali detrazioni hanno inoltre agevolato la nascita di società improvvisate ed inaffidabili, nate con l’unico obiettivo di beneficiare del flusso dei fondi della detrazione. E’ questo anche il motivo principale delle numerosi revisioni e strette che ha subito il meccanismo della cessione del credito oltre al mancato rinnovo dei fondi superbonus. Un fattore che si somma ad una misura che ha quantomeno parzialmente fallito nel suo intento di risollevare il comparto dell’edilizia, drogando il mercato, e  che con l’incertezza e il caos generati non ha fatto altro che danneggiare un settore già in crisi e i privati che a quei “soggetti improvvisati” si sono affidati.

La contrarierà del Governo Draghi

Tutti questi fattori hanno quindi spinto il governo Draghi ad annunciare che il Superbonus non sarà rinnovato al quale non è mai piaciuto. Se da un lato il governo ha sempre ribadito la necessità di una transizione ecologica ed ha sempre messo al centro della sua azione misure green, dall’altro ha sempre criticato il Superbonus. A maggio infatti il governo Draghi si era espresso così in merito alla misura:

“Il costo di efficientamento è più che triplicato grazie ai provvedimenti del 110%, i prezzi degli investimenti necessari per le ristrutturazione sono più che triplicati perché il 110% di per sé toglie l’incentivo alla trattativa sul prezzo. Poi, le cose vanno avanti in Parlamento, il governo ha fatto quel che poteva e il nostro ministro è molto bravo”.

Quello che resta da fare quindi è attendere l’approvazione del DL Aiuti, soprattutto per capire se verranno stanziati nuovi fondi Superbonus o meno. Fondi che se non altro garantirebbero la sopravvivenza della misura il tempo necessario ad esaurire le richieste pervenute.

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Tutte le nuove semplificazioni fotovoltaico

Il punto su tutte le nuove procedure e semplificazioni fotovoltaico per privati e imprese contenute nel Decreto Energia

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  • Procedura abilitativa semplificata (PAS) per l’installazione di fotovoltaico,
  • semplificazioni determinate tipologie di impianti nelle aree industriali,
  • piano nazionale per l’agrovoltaico.

Queste sono le principali novità per il rilancio delle rinnovabili inserite nel decreto Energia (dl 17/2022) come modificato dalla legge di conversione.

Il provvedimento infatti contiene misure di contrasto al caro energia ma anche molte liberalizzazioni per incentivare le rinnovabili come appunto le semplificazioni fotovoltaico. Ed è proprio sulle nuove semplificazioni fotovoltaico che abbiamo fatto il punto della situazione insieme ai nostri esperti qui di seguito.

Semplificazioni fotovoltaico: una nuova procedura abilitativa

L’articolo 9 del (dl 17/2022) va a modificare l’articolo 6 del 28/2011, (attuazione della direttiva europea sulla promozione dell’energia da fonti rinnovabili). La novità principale sta nel fatto che si estende agli impianti fotovoltaici connessi alla rete di alta tensione la procedura semplificata. Questa procedura era in effetti prevista fino a questo momento solo per i fotovoltaici collegati tramite la media tensione.

Dopo il DL 17/2022 invece le semplificazioni fotovoltaico o la procedura PAS sono invece consentite per tutti gli impianti a pannelli solari con potenza fino a 20 MW e relative opere di connessione e infrastrutture. Questi impianti possono essere localizzati in:

“aree di destinazione industriale, produttiva o commerciale, in discariche o lotti di discarica chiusi e ripristinati, in cave o lotti di cave non suscettibili di ulteriore sfruttamento, per i quali l’autorità competente al rilascio dell’autorizzazione abbia attestato l’avvenuto completamento delle attività di recupero e di ripristino ambientale”.

Fotovoltaico: nuovo Modello Unico e Ritiro Dedicato

Le semplificazioni fotovoltaico sono ance estese ai progetti di nuovi impianti fotovoltaici da realizzare nelle aree classificate idonee, di potenza fino a 10 MW. Fra questi impianti figurano quindi anche quelli agro-voltaici che:

“adottino soluzioni integrative innovative con montaggio dei moduli elevati da terra, anche prevedendo la rotazione dei moduli stessi, e distino non più di tre chilometri da aree a destinazione industriale, artigianale e commerciale.”

Infine la PAS si può applicare anche agli impianti fotovoltaici flottanti di potenza fino a 10 MW, fatte salve le disposizioni in materia di valutazione di impatto ambientale e di tutela delle risorse idriche. Non rientrano fra questi impianti quelli installati in bacini d’acqua che si trovano all’interno delle aree di notevole interesse pubblico, delle aree naturali protette e di siti della Rete Natura 200.

Impianti fotovoltaici con moduli a terra

Gli impianti fotovoltaici con moduli a terra la cui potenza elettrica risulta inferiore a 1 MW, e relative opere connesse così come le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all’esercizio degli stessi impianti sono realizzati mediante dichiarazione di inizio lavori asseverata (Dila). Ovviamente questi impianti devono essere situati in aree idonee, non sottoposte alle norme di tutela, culturale e paesaggistica.

Impianti rinnovabili in zone industriali

Questa semplificazione fotovoltaici è contenuta nell‘articolo 10-bis del DL 17/2022 e riguarda gli impianti solari fotovoltaici e termici. Si può evincere da questa normativa che l’installazione in aree industriali, anche su strutture di sostegno appositamente realizzate, è prevista in deroga ai piani urbanistici, fino a copertura del 60% dell’area industriale.

Semplificazioni fotovoltaici sugli edifici

Le semplificazioni fotovoltaici per quanto riguarda gli edifici dei privati agevolano davvero tantissimo l’installazione di questi impianti. Essi infatti sono interventi che non richiedono più alcun permesso, sono quindi realizzabili in edilizia libera. Ciò significa che l’installazione di impianti fotovoltaici sugli edifici è considerata come un intervento di manutenzione ordinaria e non è subordinata all’acquisizione di permessi, autorizzazioni o atti amministrativi.

Il medesimo discorso vale anche nel caso in cui gli impianti fotovoltaici siano realizzati su strutture e manufatti fuori terra già esistenti diversi dagli edifici. Inoltre si applica anche per la realizzazione delle opere funzionali alla connessione alla rete elettrica, gli eventuali potenziamenti o adeguamenti.

Non vi rientrano invece gli immobili o le aree di interesse pubblico per i quali sono necessarie autorizzazioni specifiche per l’installazione degli impianti.

Estensione modello unico semplificato

Il modello unico introdotto dal decreto legislativo 199/2021 viene esteso agli impianti fotovoltaici sul tetto degli edifici di potenza superiore a 50 kW e fino a 200 kW. 

In realtà, non è chiaro se la misura riguardi solo gli impianti fotovoltaici o anche per altre energie rinnovabili. La formulazione fa riferimento agli impianti realizzati ai sensi dell’articolo 7-bis, comma 5, del decreto legislativo 28/2011, che riguarda gli impianti solari fotovoltaici e termici realizzati sugli edifici. Ma il modello unico in realtà si riferisce in genere ai soli impianti fotovoltaici. E il fatto che si parli di estensione agli impianti sopra i 50 kW conferma questa interpretazione.

Agrovoltaico

Tra le semplificazioni fotovoltaico è previsto fra le altre cose, un Piano nazionale per la riconversione degli impianti serricoli in siti agroenergetici. Tale Piano sarebbe da attuare con decreto del ministero della Transizione ecologica. L’obiettivo è quello di contrastare il degrado ambientale e paesaggistico derivante dal progressivo deterioramento strutturale del patrimonio serricolo nazionale. In questo modo si cercherebbe di prendere due piccioni con una fava visto che si andrebbe anche a favorire la riconversione per un efficiente reimpiego di tali edifici.

Il Piano dovrà, fra le altre cose, rinnovare strutturalmente gli impianti serricoli favorendone la riconversione da strutture di consumo a strutture di produzione e di condivisione dell’energia. In questo modo si renderebbero le serre autonome da un punto di vista energetico visto che saranno in grado di produrre l’energia necessaria al loro funzionamento tramite gli impianti fotovoltaici installati sui loro tetti. Ma non solo questo, il piano dovrebbe servire anche a:

  • incentivare lo sviluppo di impianti geotermici a bassa entalpia,
  • favorire la diffusione di impianti di riscaldamento e di raffrescamento, compreso il teleriscaldamento,
  • agevolare la diffusione di impianti trasformazione di biomasse e da centrali a biogas.

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Vantaggi caldaia a idrogeno: quali sono?

Quali sono i vantaggi della caldaia a idrogeno? Scopri perché la caldaia ad idrogeno conviene!

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I cambiamenti climatici in atto e l’imminente esaurimento delle risorse di gas naturale mettono in discussione il futuro dell’energia un po’ in tutto il mondo. Come se non bastasse il conflitto tra Russia e Ucraina influenza al rialzo il prezzo del gas, e siccome esso viene utilizzato anche per produrre elettricità, anche le bollette della luce hanno subito un notevole rialzo.

A pagare le conseguenze di tutto ciò sono le imprese e le famiglie italiane che sempre di più faticano ad arrivare a fine mese. Soggetti che, peraltro, hanno già pagato a caro prezzo la crisi dovuta alla pandemia e che quindi si trovano ancora di più in difficoltà. In questo contesto appare ovvio come siano sempre di più coloro che stanno cercando dei metodi per abbattere questi costi, magari ricorrendo a metodi innovativi o ad energie rinnovabili.

La caldaia a idrogeno è uno di questi metodi, forse il più conveniente. I vantaggi della caldaia a idrogeno sono evidenti. Basti pensare che questo dispositivo è in grado di produrre elettricità, acqua calda sanitaria e per il riscaldamento con un unico sistema. Inoltre fa affidamento su di un combustibile che non produce praticamente nessun gas serra.

Abbiamo quindi pensato di riassumere i vantaggi della caldaia a idrogeno in questo approfondimento a cura dei nostri esperti.

Come funziona la caldaia a idrogeno

Prima di spiegare perché la caldaia a idrogeno conviene abbiamo ritenuto opportuno ricapitolare brevemente il funzionamento di questo tipo di dispositivo (per approfondire clicca qui).

L’idea alla base del funzionamento della caldaia a idrogeno è quella di utilizzare l’idrogeno come combustibile al posto del gas che utilizzano le normali caldaie. L’idrogeno necessario al loro funzionamento è prodotto all’interno della caldaia stessa utilizzando acqua distillata e bioetanolo che, grazie ad un arco elettrico, si combinano restituendo un biogas ad alta percentuale di idrogeno. Il biogas così prodotto viene immagazzinato in dei contenitori dai quali verrà prelevato per essere utilizzato nella cella di fusione. All’interno di questo particolare componente altamente tecnologico avverrà una particolare processo chimico-fisico che produrrà del vapore acqueo.

A questo punto il gioco è fatto. Il vapore acqueo, viene infatti incanalato all’interno di un particolare circuito che ne aumenta la pressione. Una volta raggiunta un’alta pressione, il vapore viene fatto confluire su di una turbina che muovendosi produce elettricità. Questa elettricità viene quindi trasferita all’impianto elettrico dell’edificio oppure stoccata in delle batterie di accumulo.

Per produrre acqua calda sanitaria, la caldaia utilizza sempre il vapore acqueo che si genera dal processo chimico fisico riportato prima. Il vapore infatti, viene fatto condensare e tramite uno scambiatore, calore contenuto nel vapore viene rilasciato ed utilizzato per produrre acqua calda sanitaria. L’acqua così ottenuta, che comunque sarà calda, viene poi raccolta in un serbatoio a vaso chiuso. Importante è tenere sempre bene a mente che, qualora non si dovesse avere necessità del riscaldamento, l’acqua contenuta in questo serbatoio è soggetta ad un raffreddamento lento e costante.

I vantaggi della caldaia a idrogeno

Co-generazione: elettricità ed acqua calda in un unico sistema

Il vantaggio più grande delle caldaie a idrogeno è senza dubbio il fatto che esse sono un dispositivo di co-generazione ovvero in grado di produrre due diversi tipi di energia: elettrica e termica. Questa particolare peculiarità può consentire di sostituire appieno la fornitura di energia offerta dai principali fornitori sul mercato.

La caldaia a idrogeno è un sistema ad isola, ovvero che non necessità di alcun collegamento con altre fonti di energia. Per questo motivo chi utilizza questo sistema può anche scollegarsi dalle forniture di elettricità e gas. Questo significa essere del tutto indipendenti e dimenticarsi di ricevere bollette!

Come abbiamo appena visto infatti, l’unica necessità della caldaia è quella di riuscire a produrre idrogeno. Per farlo hanno però bisogno di bioetanolo e di acqua distillata. Il consumo di questi componenti però si attesta ad  un litro di bioetanolo e di 20 litri di acqua distillata ogni 6 mesi. Un bel risparmio se paragonato a tutti i m3 di gas che stai consumando proprio in questo momento!

Addio alle bollette

L’utilizzo della caldaia a idrogeno consente di eliminare le bollette di luce e gas, in quanto la caldaia fornisce autonomamente l’energia necessaria per l’abitazione, il tutto senza collegamenti esterni! L’unica componente necessaria all’alimentazione è l’acqua.

Se si considera il futuro aumento dei costi delle forniture energetiche, l’utente è in grado di ammortizzare la spesa della caldaia nel giro di soli 3 anni.

Caldaia a idrogeno conviene con gli incentivi fiscali!

Tra gli innegabili vantaggi delle caldaie a idrogeno vi è indubbiamente il fatto che usufruiscono dei bonus erogati dall’Agenzia delle Entrate con detrazione Irpef del 50% o del 65% a seconda dei casi e degli interventi richiesti (Bonus ristrutturazioni al 50% per la caldaia; Ecobonus al 65% per la sostituzione della caldaia). In ogni caso puoi approfondire meglio l’argomento cliccando qui.

Sostenibilità

La caldaia a idrogeno che proponiamo noi di Valore Energiaè a tutti gli effetti la prima caldaia/cogeneratore a idrogeno al mondo. La vera novità è che non si tratta solo di un sistema che utilizza l’idrogeno come combustibile ma anche perché si tratta di un sistema ecosostenibile. La caldaia a idrogeno infatti non rilascia fumi o scarti inquinanti nell’aria.

Questo che abbiamo appena sottolineato è a tutti gli effetti un vantaggio non da poco visti gli alti livelli di inquinamento di oggi. Questi infatti sono talmente alti che uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che ben i 9 persone su 10 respirano aria altamente inquinata e che ogni anno circa 7 milioni di persone muoiono in tutto il Mondo a causa dell’inquinamento ambientale, sia esterno che domestico. Il problema dell’inquinamento quindi ci riguarda molto da vicino!

La sicurezza prima di tutto

La caldaia a idrogeno è gestita da una scheda elettronica a doppio circuito (denominata PLC) che monitora ogni sensore presente all’interno. Qualsiasi anomalia, meccanica o elettrica, viene segnalata tramite GSM al Centro Assistenza e attraverso l’interfaccia frontale (display) all’utilizzatore.

Il controllo da remoto permette al Centro Assistenza di riparare errori di sistema e anomalie sulle quali il PLC non è in grado di intervenire. La Smart card identificativa consente l’accesso al pannello di configurazione ai soli tecnici autorizzati.

Inoltre, questi dispositivi sono omologati e marcati CE. La certificazione è stata rilasciata dall’Organismo Notificatore che ha verificato la conformità del prodotto alle normative europee e italiane (2001/95/CE; D. Lgs. n°72/2004; D.M. n°37/2008 e ss.ii.mm.).

Vantaggi caldaia a idrogeno: facilità di installazione

L’installazione di una caldaia a idrogeno è molto semplice che i nostri tecnici installatori sono in grado di eseguire prontamente ed con professionalità. Per installarla sono necessari solamente 4 passaggi:

  • Collegamento all’impianto termico ed elettrico;
  • Rifornimento di acqua distillata e di bioetanolo per il produttore di idrogeno;
  • Ancoraggio a muro;
  • Check configurazione e avvio.

Inoltre un ultimo grande vantaggio delle caldaie a idrogeno è il fatto che possono essere installate sia internamente che esternamente.

Compila il modulo con i tuoi dati e scopri di più sui vantaggi della caldaia a idrogeno. Approfitta delle agevolazioni, metti in sicurezza la tua casa con un apparecchio nuovo e dalle emissioni inquinanti inferiori ed inizia subito a risparmiare!

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Caldaia a idrogeno: qual è il suo prezzo?

Caldaia a idrogeno prezzo: alla scoperta degli incentivi che puoi utilizzare per abbattere il costo dell’investimento

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Finalmente, quello che fino a pochi anni fa sembrava solo una remota possibilità. è diventato realtà. Ci riferiamo al fatto che grazie alla caldaia a idrogeno è possibile produrre elettricità e ed acqua calda sanitaria o per il riscaldamento con unico sistema. In sostanza quindi, con la caldaia a idrogeno potrebbe essere possibile raggiungere l’indipendenza energetica e staccarsi dalle forniture di luce e gas.

Una possibilità che di certo porterebbe ad ottenere notevoli risparmi per tutte quelle che famiglie che si trovano, ogni mese, a dover pagare bollette stratosferiche. Sì perché non è tanto il fatto di dover pagare delle bollette per le forniture di luce e gas, quanto il fatto che il prezzo di queste forniture è soggetto a continue oscillazioni. In un periodo come questo, con il conflitto tra Russia e Ucraina che continua ad occupare un ruolo di rilievo nelle cronache internazionali, il prezzo dell’energia sta salendo alle stelle sempre di più. Per questo sono in molti a voler cercare un sistema che permetta loro di abbattere i costi energetici. E quale miglior soluzione di una caldaia a idrogeno in grado di produrre elettricità ed acqua calda in un unico sistema? 

Tuttavia, se le caldaie a idrogeno sono davvero in grado di permettere ai loro possessori di staccarsi dalle utenze di luce e gas, probabilmente il prezzo delle caldaie a idrogeno non sarà proprio irrisorio. Anzi, il prezzo delle caldaie a idrogeno può anche spaventare in alcuni casi. Quello di cui abbiamo appena parlato però è il prezzo pieno delle caldaie a idrogeno, non quello scontato che prevede l’accesso a particolari detrazioni fiscali.

In questo approfondimento, oltre a parlare del prezzo delle caldaie a idrogeno parleremo anche degli incentivi di cui è possibile usufruire per la loro installazione. Pertanto continua a leggere per scoprire di più!

Come funziona una caldaia a idrogeno?

Prima di procedere oltre e parlare del prezzo delle caldaie a idrogeno riteniamo sia opportuno analizzarne brevemente il loro funzionamento.

L’idea alla base della caldaia a idrogeno è quella di utilizzare appunto l’idrogeno come combustibile al posto del normale gas. Ogni caldaia a idrogeno è quindi dotata di diversi serbatoi contenenti acqua distillata e bioetanolo. Questi serbatoi sono polarizzati, quindi hanno un polo positivo o un polo negativo tra i quali si forma un arco elettrico. La formazione di questo arco elettrico rende possibile la formazione di un biogas contenente un altra percentuale di idrogeno. 

Sarà questo biogas ad essere poi utilizzato nella cella di fusione delle caldaie a idrogeno. Si tratta di un particolare dispositivo tecnologico, i cui componenti sono a base di titanio, in grado di dare vita ad un particolare processo chimico-fisico in grado di produrre energia da pochi grammi di idrogeno. L’energia in questione non è altro che energia termica: pertanto il risultato del processo di cui abbiamo appena parlato è in realtà la semplice produzione di vapore acqueo.

A questo punto la caldaia a idrogeno utilizza la pressione del vapore così generato per muovere una turbina. E’ proprio il movimento di questa turbina a far si che la caldaia a idrogeno sia in grado di produrre elettricità che verrà poi immagazzinata nelle batterie di accumulo.

Tuttavia non tutta l’energia del vapore viene utilizzata così. Parte del vapore viene fatto condensare tramite uno scambiatore. Il calore così rilasciato è in grado di riscaldarsi e produrre acqua calda sanitaria per la casa. Ma non finisce qui. L’acqua condensata, è comunque calda. Quest’acqua viene quindi raccolta in un apposito serbatoio a vaso chiuso che, nel caso in cui l’edificio abbiamo bisogno di riscaldamento, distribuirà quest’acqua all’impianto di riscaldamento dell’edificio. In ogni caso se vuoi capire meglio come funziona una caldaia a idrogeno puoi leggere anche questo nostro approfondimento cliccando qui.

Qual’è il prezzo di una caldaia a idrogeno?

Se hai letto fino a questo punto, capirai di certo che il prezzo di una caldaia a idrogeno non può essere irrisorio. La tecnologia che è stata utilizzata per il suo sviluppo è infatti frutto di anni di ricerca. Anche i materiali utilizzati per la sua produzione non sono così esattamente a buon mercato. Il costo della caldaia a idrogeno non risulta eccessivo, per un modello particolarmente tecnologico si potrebbero eccedere i 10.000 euro e superare così la soglia prevista dalla legge di bilancio per la produzione del visto di conformità.

Tuttavia, esistono diversi modi per abbattere il prezzo di una caldaia a idrogeno. Quali?

Lo stato italiano per spingere i cittadini a migliorare l’efficienza termica delle proprie case ha deciso di prevedere una serie di agevolazioni davvero interessanti. Lo scopo ultimo è quello di avviare una Transizione Ecologica su tutto il territorio italiano che porti il belpaese a fare sempre di più a meno dell’energia prodotta negli altri paesi. Ma non solo questo. Lo scopo è anche quello di ridurre il più possibile le emissioni di gas serra nell’ambiente.

Fra queste detrazioni ve ne sono 2 di particolare interesse che noi abbiamo ribattezzato come Ecobonus caldaia a idrogeno: una detrazione del 50% oppure una del 65% (scopri di più qui).Queste detrazioni sono da ricondursi alle agevolazioni erogate dall’Agenzia delle Entrate e sono sostanzialmente con una detrazione Irpef del 50% o del 65% a seconda dei casi e degli interventi richiesti . Questa detrazioni sono quelli che riguardano i più famosi Bonus ristrutturazioni al 50% per la caldaia ed Ecobonus al 65% per la sostituzione della caldaia.

I criteri per ottenere l’agevolazione sono meno vincolanti rispetto al passato e ad altri tipi di prodotti. Possono infatti accedervi sia coloro che vivono nell’edificio sia coloro che abitano in appartamenti, indipendentemente dalla tipologia catastale dell’immobile e dalla sua destinazione d’uso. Gli incentivi per la caldaia a idrogeno saranno attivi fino al 2024 fino ad esaurimento dei fondi.

Ottieni gli incentivi per la caldaia a idrogeno con Valore Energia!

Valore Energia si occuperà per te non solo di installare la caldaia a idrogeno a regola d’arte, ma anche di seguire l’iter dal punto di vista burocratico, per l’ottenimento delle detrazioni fiscali. Solo cosi potrai avere la certezza di abbattere il prezzo della caldaia a idrogeno. I membri del nostro staff sono continuamente aggiornati in materia, così che il cliente sia in regola con la legge e possa usufruire di un prodotto di ottima qualità a e degli ecobonus caldaia a idrogeno.

Prenota una consulenza informativa per conoscere le caratteristiche delle nostre caldaie a idrogeno e i bonus fiscali ai quali puoi attingere per pagare una cifra ridotta.
Il nostro team sarà lieto di mostrarti le varie possibilità a tua disposizione, scelte tra i migliori brand attualmente sul mercato, che utilizzano solo componenti di qualità in grado di resistere al meglio alle sollecitazioni e all’usura del tempo.

Compila il modulo con i tuoi dati e chiedi notizie sugli ecobonus caldaia a idrogeno. Approfitta delle agevolazioni, metti in sicurezza la tua casa con un apparecchio nuovo e dalle emissioni inquinanti inferiori ed inizia subito a risparmiare!

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Caldaia ad idrogeno: come funziona?

Caldaia ad idrogeno: come funziona? Alla scoperta dell’innovativo sistema in grado di fornire elettricità e riscaldamento nello stesso momento!

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Il futuro è arrivato. Se pensavi che non fosse possibile produrre con un unico sistema riscaldamento ed elettricità adesso dovrai ricrederti.

Con la caldaia ad idrogeno infatti è possibile ottenere elettricità ed acqua calda nello stesso momento grazie alla sua particolare tecnologia che permette a questo dispositivo di essere un vero e proprio cogeneratore.

Ma non solo questo. Un altro dei vantaggi principali della caldaia ad idrogeno è infatti il pressoché totale abbattimento delle emissioni di CO2 dal momento che non rilascia fumi o scarti inquinanti nell’aria. Un fattore non da poco se consideriamo l’impatto crescente che i cambiamenti climatici stanno avendo sulla terra in questi ultimi anni. Per scoprire tutti gli altri pro e contro delle caldaie a idrogeno clicca qui!

Ma come è possibile tutto ciò? Come funziona una caldaia ad idrogeno?

Per capire appieno tutte le potenzialità ed i vantaggi di questo dispositivo abbiamo posto la domanda “caldaia a idrogeno, come funziona?” ai nostri esperti. Il risultato è questo approfondimento che speriamo possa essere di facile comprensione per chi, come te, non è un tecnico esperto ma sta cercando solo un metodo valido per risparmiare sulle bollette di gas e luce.

L’idrogeno è il futuro

Mentiremo spudoratamente se non accennassimo minimamente al fatto che l’idrogeno è la più promettente fonte energetica degli ultimi anni. Sono molti infatti gli studi degli scienziati che prevedono enormi prospettive di sviluppo che possono derivare dallo sviluppo della cella di fusione. Componente che avremo modo di esaminare più avanti visto che è fondamentale per il funzionamento della caldaia ad idrogeno.

Utilizzare l’idrogeno significa inoltre utilizzare un fonte rinnovabile e pressoché inesauribile. L’idrogeno infatti è un elemento che è contenuto in più del 75% della materia di cui è composto il pianeta terra. Il problema è che però non si trova allo stato puro, pertanto per utilizzarlo nella caldaia a idrogeno è necessario separarlo dagli elementi con cui è legato.

Per spiegare come funziona la caldaia ad idrogeno quindi, come prima cosa spiegheremo come questo dispositivo riesce a produrre l’idrogeno e ad utilizzarlo per produrre elettricità e fornire energia termica.

A cosa serve l’idrogeno?

L’idea alla base del funzionamento della caldaia a idrogeno è quella di utilizzare l’idrogeno come combustibile al posto del gas che utilizzano le normali caldaie. Però le caldaie da dove prendono questo idrogeno?

Per spiegare come funziona una caldaia ad idrogeno è necessario sapere che questi dispositivi sono dotati di una pompa pompa peristaltica che attinge da serbatoi interni acqua distillata e bioetanolo in percentuali diverse tra loro. All’interno di questi serbatoi, uno di polo positivo ed uno di polo negativo, si forma un arco elettrico. E’ proprio il formarsi di questo arco elettrico che rende possibile la formazione del biogas ad alta percentuale di idrogeno. Un idrogeno che però viene definito come sporco, visto che per produrlo sono necessari dei combustibili fossili al contrario di quello che viene indicato come idrogeno verde.

L’H2 prodotto in questa maniera viene quindi immagazzinato in dei contenitori dai quali verrà prelevato per essere utilizzato nella cella di fusione. Sarà infatti l’utilizzo di questo nuovo combustibile nella cella di fusione a giocare un ruolo fondamentale nella produzione di acqua calda e vapore necessari alla produzione di elettricità e riscaldamento per la casa.

Da queste considerazioni emerge anche un altro fattore. La caldaia a idrogeno, per funzionare, ha bisogno di bioetanolo e di acqua distillata. Il consumo di questi componenti però si attesta ad  un litro di bioetanolo e di 20 litri di acqua distillata ogni 6 mesi. Un bel risparmio se paragonato a tutti i m3 di gas che stai consumando proprio in questo momento!

La cella di fusione

E’ evidente come, per rispondere alla domanda “Caldaia a idrogeno, come funziona?” è necessario parlare anche di uno dei suoi componenti più innovativi: la cella di fusione. 

Questo dispositivo è formato da componenti a base di titanio in grado di scaldarsi rapidamente se bombardate da idrogeno. Ciò significa quindi che la cella di fusione è in grado di produrre calore senza alcun tipo di combustione. Combinando questi componenti con idrogeno e acqua quindi, si riesce a provocare il riscaldamento di queste celle di titanio che a contatto con l’acqua producono a tutti gli effetti vapore. Sarà questo vapore a mettere in moto tutti il complesso meccanismo che regola il funzionamento della caldaia a idrogeno.

In realtà quella che abbiamo utilizzato non è propriamente l’esatta descrizione del processo che avviene all’interno della cella di fusione, ma serve a dare un’idea più concreta. La cella di fusione, per amor di verità, sfrutta il suo catalizzatore di titanio per dare vita ad un processo chimico fisico in grado di produrre energia a partire da pochi grammi di idrogeno.

Caldaia ad idrogeno: come funziona?

La caldaia a idrogeno, è di fatto un co-generare energia. Ciò significa che è in grado di produrre due tipi diversi di energia, termica ed elettrica, tramite un unico dispositivo. Per questo non è difficile immaginare che possa sostituire la fornitura di energia, elettrica e di gas, offerta dai principali fornitori sul mercato.  La caldaia ad idrogeno è di fatto un sistema ad isola, ovvero che non dipende da altri fonte energetiche.

Per capire come mai proviamo ad analizzare come funziona la caldaia a idrogeno parlando prima della produzione di energia e elettrica poi di quella di calore. Infine spiegheremo a cosa serve l’idrogeno nella caldaia.

Cogeneratore elettrico

Il principio chimico-fisico alla base del funzionamento della cella di fusione serve ad una cosa in particolare. Serve a generare vapore acqueo che sarà immesso poi a pressione elevata all’interno di una turbina speciale. La pressione del vapore è in grado di far muovere questa turbina che genererà a sua volta una carica elettrica all’interno del trasformatore elettrico. Carica elettrica che sarà poi immagazzinata all’interno delle batterie al litio presenti nella caldaia o che tramite l’inverter sarà distribuita nella rete elettrica della casa. Quando l’autonomia delle batterie non è più sufficiente ad alimentare l’intera abitazione, il ciclo di ricarica si ripeterà di nuovo.

La parte termica della caldaia a idrogeno

Fin qui abbiamo analizzato solamente uno degli aspetti di questo dispositivo innovativo. Per rispondere adeguatamente alla domanda “Caldaia ad idrogeno, come funziona?” è necessario anche esaminare il funzionamento della parte termica.

Per produrre acqua calda sanitaria, la caldaia utilizza sempre il vapore acqueo che si genera dal processo chimico fisico riportato prima. Se parte del vapore viene utilizzato per muovere la turbina che genera elettricità, l’altra parte serve a fornire energia termica utile a produrre acqua calda sanitaria. 

Il calore presente nel vapore acqueo è infatti ceduto all’acqua calda sanitaria tramite uno scambiatore nel momento in cui questo vapore condensa e si trasforma in acqua. Quest’acqua, verrà poi inviata tramite una pompa ad un serbatoio a vaso chiuso che accumulerà quest’acqua che sarà soggetta, qualora non si dovesse avere necessità del riscaldamento, ad un raffreddamento lento e costante.

In altre parole, d’inverno, quando il riscaldamento è in funzione, il serbatoio riuscirà a mantenere calda l’acqua al suo interno ed utilizzarla per il riscaldamento dell’abitazione. Questo perché ci sarà un continuo approvvigionamento di acqua calda derivante dalla condensazione del vapore. D’estate invece, quando non ci sarà bisogno di utilizzare il riscaldamento, l’acqua del serbatoio sarà sempre soggetta ad uno scalo termico e quindi perderà calore continuamente. 

Conclusioni

Nel cercare di rispondere alla domanda “Caldaia ad idrogeno, come funziona?” abbiamo quindi ripercorso per sommi capi le varie fasi di questo procedimento.

Uno dei più grandi vantaggi, è evidente, è che la caldaia ad idrogeno è il primo dispositivo al mondo in grado di generare sia energia elettrica che acqua calda sanitaria e da riscaldamento. Il suo principio di funzionamento inoltre, permette di non rilasciare fumi o scarti inquinanti nell’ambiente. Questo significa che con la caldaia idrogeno si può ottenere un abbattimento notevole delle emissioni di CO2 oltre a riutilizzare l’energia generata al suo interno.

I tecnici di Valore Energia sono perfettamente in grado di procedere all’installazione e l’ancoraggio a muro della caldaia con un un servizio tecnico altamente qualificato. Specifichiamo inoltre che non importa che la caldaia venga installata all’esterno o all’interno dell’abitazione dal momento che può esserlo in entrambi i casi.

Infine da notare come questi dispositivi siano dei veri e propri dispositivi “smart”. Essendo dotati di una scheda a doppio circuito sono in grado di intervenire per riparare gli eventuali errori. Nel caso non ci riuscissero sarà il dispositivo stesso a segnalare all’utente l’errore e invia una richiesta d’assistenza ad un tecnico per un veloce intervento.

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Come funziona la caldaia a idrogeno

Caldaia a idrogeno: come funziona? Ecco perché la rivoluzione verso il futuro è già iniziata!

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Se hai già letto qualche articolo fra queste pagine, probabilmente ti sarai già imbattuto in un prodotto innovativo che ha scatenato la tua curiosità: la caldaia ad idrogeno. La curiosità probabilmente ha raggiunto il suo picco più elevato quando abbiamo parlato di cogenerazione, ovvero della capacità di questo dispositivo di produrre sia elettricità che acqua calda.

Ma la caldaia a idrogeno, come funziona di preciso? Perché è in grado di produrre acqua calda ed elettricità in un unico sistema?

Abbiamo cercato di capire come funziona la caldaia a idrogeno in questo approfondimento insieme ai nostri esperti.

Un prodotto etico e sostenibile per l’ambiente

La caldaia a idrogeno che propone Valore Energia ai propri clienti è a tutti gli effetti la prima caldaia/cogeneratore a idrogeno al mondo. La vera novità è che non si tratta solo di un sistema che utilizza l’idrogeno come combustibile ma anche perché si tratta di un sistema ecosostenibile. La caldaia a idrogeno infatti non rilascia fumi o scarti inquinanti nell’aria.

Questo che abbiamo appena sottolineato è a tutti gli effetti un vantaggio non da poco visti gli alti livelli di inquinamento di oggi. Questi infatti sono talmente alti che uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che ben i 9 persone su 10 respirano aria altamente inquinata e che ogni anno circa 7 milioni di persone muoiono in tutto il Mondo a causa dell’inquinamento ambientale, sia esterno che domestico. Il problema dell’inquinamento quindi ci riguarda molto da vicino!

Analizzando come funziona una caldaia a idrogeno qui di seguito sarai in grado di capire come questo dispositivo sia in realtà una soluzione alternativa dai molteplici vantaggi. La caldaia a idrogeno infatti è in grado di non alterare l’ambiente che ci circonda oltre che far risparmiare l’utente finale (scopri i pro e contro qui).

Perché l’idrogeno

L’idrogeno è la più promettente fonte energetica degli ultimi anni visto che è stato oggetto di numerose ricerche da parte degli scienziati di tutto il mondo. Ricerche che possono aprire nuove prospettive con riferimento allo sviluppo nuove tecnologie che possono derivare dallo sviluppo della cella di fusione.

Inoltre l’idrogeno è presente praticamente ovunque visto che è contenuto in più del 75% della materia della terra. Per ricavarlo è sufficiente avere a disposizione della semplice acqua.

Come funziona la caldaia a idrogeno?

La caldaia a idrogeno, grazie al fatto che riesce a co-generare energia, può sostituire la fornitura di energia offerta dai principali fornitori sul mercato. E’ in grado di farlo perché si tratta di un sistema ad isola, ovvero che non deve dipendere da altre forniture energetiche. Ciò significa che, almeno in teoria, con la caldaia a idrogeno è possibile essere indipendenti e dire addio alle bollette.

Per capire come mai proviamo ad analizzare come funziona la caldaia a idrogeno parlando prima della produzione di energia e elettrica poi di quella di calore. Infine spiegheremo a cosa serve l’idrogeno nella caldaia.

Come funziona la caldaia a idrogeno? L’importanza della cella di fusione

Innanzitutto, una menzione speciale deve riguardare per forza di cose la tecnologia che è alla base della caldaia: la cella di fusione. Questo componente, attraverso una catalizzatore di titanio, sfrutta un principio chimico-fisico che consente di ottenere energia utilizzando solo pochi grammi di idrogeno.

Cogeneratore elettrico

Il principio chimico-fisico alla base del funzionamento della cella di fusione serve a generare vapore a pressione elevata che sarà poi immesso all’interno di una turbina speciale. La pressione del vapore è in grado di far muovere questa turbina che genererà a sua volta una carica elettrica all’interno del trasformatore elettrico. Carica elettrica che sarà poi immagazzinata all’interno delle batterie al litio presenti nella caldaia.

Sarà l’inverter interno poi, a distribuire alla rete l’energia elettrica prodotta dalla caldaia fino ad un massimo di 6,2 kWh. Quando l’autonomia delle batterie non è più sufficiente ad alimentare l’intera abitazione, il ciclo di ricarica si ripeterà di nuovo. Questa energia può essere utilizzata anche per alimentare una colonnina di ricarica per auto elettriche tramite apposti inverter.

La parte termica della caldaia a idrogeno

Fin qui abbiamo analizzato solamente uno degli aspetti di questo dispositivo innovativo. Per rispondere adeguatamente alla domanda come funziona una caldaia a idrogeno però dobbiamo anche esaminare il funzionamento della parte termica.

Per produrre acqua calda sanitaria, la caldaia utilizza sempre l’energia prodotta dal vapore acqueo che si genera dal processo chimico fisico riportato prima. Se parte del vapore viene utilizzato per muovere la turbina che genera elettricità, l’altra parte serve a fornire energia termica utile all’abitazione.

Questo calore verrà ceduto tramite uno scambiatore nel momento in cui questo vapore condenserà e che sarà utilizzato per produrre l’acqua calda sanitaria. 

Una volta divenuto acqua, il vapore prodotto in precedenza, verrà inviato tramite una pompa ad un serbatoio a vaso chiuso che accumulerà quest’acqua. L’acqua accumulata sarà però soggetta, qualora non si dovesse avere necessità del riscaldamento, ad un raffreddamento lento e costante.

In altre parole, d’inverno, quando il riscaldamento è in funzione, il serbatoio riuscirà a mantenere calda l’acqua al suo interno ed utilizzarla per il riscaldamento dell’abitazione. Questo perché ci sarà un continuo approvvigionamento di acqua calda derivante dalla condensazione del vapore. D’estate invece, quando non ci sarà bisogno di utilizzare il riscaldamento, l’acqua del serbatoio sarà sempre soggetta ad uno scalo termico e quindi perderà calore continuamente. 

In ogni caso è necessario sapere per che le temperature dell’acqua sanitaria e da riscaldamento possono essere impostate dal display frontale della caldaia e dal termostato programmabile.

Ma allora l’idrogeno a cosa serve?

Abbiamo già visto come il funzionamento della caldaia a idrogeno è basato su quella della sua cella di fusione. Essa però ha bisogno di idrogeno per produrre vapore acqueo ad alta pressione. Un processo che è possibile grazie alle componentistiche utilizzate all’interno di questa cella, come il titanio. Sono questi componenti, combinati a idrogeno e acqua a far funzionare la caldaia a idrogeno.

Ma come si fa a ricavare l’idrogeno necessario al funzionamento della caldaia? 

All’interno della caldaia a idrogeno vi è un dispositivo composto da una pompa peristaltica che attinge da serbatoi interni acqua distillata e bioetanolo in percentuali diverse tra loro. All’interno del serbatoio, per mezzo di un polo positivo e uno negativo, viene a formarsi un arco elettrico e il catalizzatore forma il biogas (Syngas) ad alta percentuale di idrogeno sporco (H2 e O).

L’idrogeno così prodotto viene immagazzinato all’interno di un piccolo contenitore dal quale verrà poi prelevato per essere utilizzato all’interno della cella di fusione. E’ per questo che di fatto l’idrogeno viene utilizzato per quindi produrre elettricità ed acqua calda.

Il consumo medio del sistema consiste, dunque, in un litro di bioetanolo e di 20 litri di acqua distillata ogni 6 mesi. Un bel risparmio se paragonato a tutti i m3 di gas che stai consumando proprio in questo momento!

Altre caratteristiche utili da conoscere

Questo dispositivo è il primo al mondo in grado di generare sia energia elettrica che acqua calda sanitaria e da riscaldamento. Il suo principio di funzionamento inoltre, permette di non rilasciare fumi o scarti inquinanti nell’ambiente. Questo significa che con la caldaia idrogeno si può ottenere un abbattimento notevole delle emissioni di CO2 oltre a riutilizzare l’energia generata al suo interno.

L’installazione e l’ancoraggio a muro della caldaia vengono effettuati dai nostri tecnici abilitati, che garantiscono un servizio tecnico altamente qualificato. Non importa se la caldaia viene installata all’interno o all’esterno dell’abitazione: è certificata per entrambe le possibilità.

La caldaia è anche “smart” ovvero in grado di porre rimedio da sola ad eventuali errori. E’ infatti dotata di una scheda a doppio circuito che interviene per riparare gli eventuali errori. Nella remota possibilità che non fosse possibile eliminare l’anomalia o il guasto da remoto la macchina segnala all’utente l’errore e invia una richiesta d’assistenza ad un tecnico per un veloce intervento.

La caldaia a idrogeno è inoltre dotata di un display touch screen posto sul lato frontale della caldaia. Tale display consente all’utente di controllare il funzionamento della caldaia. Il termostato esterno programmabile, invece, gestisce la parte termica della struttura consentendone la regolazione a seconda delle proprie esigenze.

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Bollette fuori controllo? Ottieni gli incentivi ed installa un impianto fotovoltaico 20kw per abbattere le bollette!

Scopri come ottenere gli incentivi ed installare un impianto fotovoltaico 20kw per abbattere le bollette!

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Se mai come in questo momento hai pensato di trovare un’alternativa per risparmiare sulle bollette della luce passando all’energia green, noi di Valore Energia abbiamo la soluzione che fa per te:  un impianto fotovoltaico 20 kw chiavi in mano.

La situazione politico-economica mondiale porta a salire i prezzi energetici alle stelle. D’altronde il maggior produttore di energia è coinvolto in una guerra che mette un punto interrogativo sugli scenari che potremo aspettarci da qui in avanti. D’altra parte, però, se si deve trovare un’alternativa all’energia elettrica meglio che sia sostenibile e vantaggiosa per il pianeta, oltre che conveniente in termini monetari.

Ridurre i costi in bolletta è un sogno che può divenire realtà, grazie agli incentivi fiscali dello Stato introdotti con il Superbonus 110% e il Bonus Pannelli Solari. Quest’ultimo inserito nella legge di bilancio del 2022 è prorogato fino al 2024. Infatti, installando un nuovo impianto fotovoltaico si può usufruire dell’ecobonus del 50% per i pannelli solari, comprese le batterie di accumulo (ne parliamo qui). Vediamo nello specifico di cosa si tratta.

Che cos’è il Bonus Pannelli Solari 2022?

Scegliendo di fare un’installazione di impianto fotovoltaico con sistema di accumulo energia o meno, avrai una deduzione del 50% della spesa totale dell’installazione. In pratica, l’ecobonus 50% è una detrazione immediata del credito d’imposta che lo Stato riconosce a chi decide di installare il sistema fotovoltaico, 20kw o meno,  per la produzione di energia alternativa.

La detrazione riguarda la spesa dei pannelli solari e la loro installazione, il tetto massimo di spesa previsto è di €.96.000 per unità immobiliare. L’importo risparmiato si attesta su € 48.000. Nel caso dei condomini è possibile anche guadagnarci visto che il conteggio avviene sui singoli appartamenti.

Ma cosa ben più importante è che, facendo un’installazione del genere l’energia che si potrà generare con il fotovoltaico 20kw sarà oltre il fabbisogno dei condomini. In questo caso si potrà condividere con altri soggetti facenti parte di una comunità energetica.

Inutile dire quanto possa essere conveniente questa soluzione, il rapporto risparmio- guadagno parla da solo! Certo, nonostante l’ecobonus del 50% la spesa può essere comunque alta. Devi però ragionare in prospettiva: solo così capirai che l’investimento si pagherà da solo grazie alle possibilità di risparmio e di guadagno che produrrà nel tempo. In prospettiva, l’idea di autoprodurre energia alternativa e rinnovabile sarà il tuo contributo a sostenere il pianeta così martoriato dall’inquinamento che nell’ultimo secolo ha stravolto gli assetti bio-ecologici. Investire e produrre energia quindi, ma per farlo bisogna tener presente che sarà importante creare un sistema di storage per fare “magazzino di energia” grazie alle batterie di accumulo.

Come ottenere il bonus sui pannelli solari

Nel momento in cui decidi di puntare sulla produzione di energia rinnovabile, usufruendo del bonus 50% e le relative detrazioni fiscali, quello che devi fare è contattare Valore Energia.

La prassi è molto più semplice del previsto. Dopo la fase della progettazione dell’impianto fotovoltaico 20 kw i tecnici verranno ad installare l’impianto, con o senza batteria d’accumulo, presso il tuo immobile. Una volta completata l’installazione con l’allaccio alla rete, dovrai provvedere al pagamento, con  “bonifico parlante”. E’ infatti prevista una routine necessaria nella compilazione delle causali del pagamento.

Ma, ci sarà Valore Energia a guidare e accompagnarti in tutti i passaggi richiesti dalle procedure bancarie. Nella tua fattura d’acquisto verrà inserito uno sconto del 50% del costo dei pannelli solari, delle batterie d’accumulo e dell’installazione, grazie al credito d’imposta del 50% previsto dall’ecobonus 2022.

Impianto fotovoltaico 20 kw chiavi in mano

Come per ogni cosa che si debba comprare, anche in questo caso, dovrai fare prima due calcoli sui tuoi consumi per capire di cosa hai bisogno per autoprodurre energia green.

Dovrai stabilire quali sono i tuoi consumi su base giornaliera, mensile e annua, tenendo conto delle fasce orarie di consumo di energia elettrica, dei mesi in cui i picchi di spesa sono più alti e quelli in cui sono più bassi.

Certo che, per fare questo Valore Energia ti potrà venire incontro con l’aiuto dei suoi tecnici specializzati per valutare assieme tutte le soluzioni. Da questa analisi si capirà se serve un impianto fotovoltaico da 10 kW o da 20 KW:

Impianto fotovoltaico da 10 kW

Si tratta di un’installazione che basta all’ autoconsumo di condomini, piccole imprese, serre etc., che può produrre energia rinnovabile anche senza un sistema di stoccaggio con le batterie d’accumulo.

È normale che la dislocazione geografica incide notevolmente sulla produzione. Un impianto situato nel Sud Italia o le isole maggiori può produrre in media 15 kWh all’anno rispetto alla media di 11 kWh del Nord Italia.

Impianto fotovoltaico da 20 kW

Questa tipologia di impianti rappresenta il tetto massimo dell’uso considerato familiare, oltre i 20 kWh si parla di produzione industriale e non può più rientrare nella fascia che è interessata dalle detrazioni fiscali.

Pertanto, se vivi nel Nord Italia e dall’analisi dei tuoi consumi annui si evince come media, un consumo di 30kWh all’anno, l’equivalente energia realizzabile con il fotovoltaico si aggirerà sui 20 kW.

I vantaggi della comunità energetica

Grazie all’ecobonus 50% sul nuovo impianto fotovoltaico, diventerai un produttore di energia. Questo contribuirà a farti risparmiare sulle bollette, poiché consumerai quella prodotta in autonomia, pertanto, l’importo delle bollette diminuirà in modo notevole.

Ma una volta che questa energia in più è prodotta, puoi decidere di condividerla con quanti fanno parte del circuito della comunità energetica. Costoro potranno usufruire di una tariffa incentivante per il consumo dell’energia di circa 10 centesimi al kilowatt. Inoltre, se vuoi diventare produttore di energia grazie al tuo impianto fotovoltaico, potrai vendere alla rete nazionale ricevendo un ulteriore sconto sul tuo prezzo d’acquisto.

Quindi, è indubbio il vantaggio di far parte di una comunità energetica. Valore Energia propone la sua Valore Community, dove, se sei un produttore di energia otterrai anche il rimborso per gli oneri di distribuzione ottenendo una vantaggio di circa 15 cent a kWh.

Una volta che deciderai di dare una svolta e contribuire ad un nuovo modo di essere fruitore di energia, dovrai pensare alla soluzione migliore grazie alla progettazione di impianto fotovoltaico 20kw con batteria di accumulo.

Conclusione

In conclusione, se ritieni di essere una persona sensibile alle scelte ecologiche, perché rendono la vita migliore e, cosa non meno importante, riconosci che è arrivato il momento di risparmiare, punta a un investimento che potrà fruttare risparmio futuro alla tua famiglia.

Non perdere tempo e affidati a specialisti del settore, usufruisci delle detrazioni fiscali e non farti scappare la possibilità di accedere all’ecobonus 50%. Valore Energia saprà come portarti in un mondo tutto green!

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