Tutti i problemi superbonus 110

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Tutti i problemi superbonus 110: ecco la verità

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Sono oltre seimila le pratiche superbonus 110% che sono rimaste bloccate. I cantieri dei privati che non sono mai partiti o che sono rimasti bloccati a metà, sia per quanto riguarda le villette che per i condomini con ponteggi sono quindi moltissimi.

La causa principale di questa situazione è da ricercarsi nel fatto che le banche, a cui i beneficiari e le imprese fornitrici delle opere si erano rivolte, non possono o non vogliono più accettare le cessioni del credito. Il motivo è da rintracciarsi nelle ultime evoluzioni normative che hanno limitato questo meccanismo ma anche nel fatto che le banche non si fidano del sistema visto che lo stato non fornisce garanzie sulle tempistiche di erogazione di questi fondi.

Tra la mancanza di fiducia da parte delle imprese edilizie ed il  blocco dovuto alla mancata collaborazione delle banche, le imprese edilizie sono più propense a dare lo sconto in fattura oppure la cessione del credito ai committenti plurimi, quindi i condomini. Ma non è lo stesso per coloro che abbiano commissionato lavori per le loro villette singole. In questo caso infatti il lavoro per l’ottenimento dello sconto in fattura o della cessione del credito, è realmente più ampio rispetto alla capacità persuasiva del condomino. Ciò significa quindi che i committenti in difficoltà sono molto spesso privati, aziende senza liquidità che temono la scadenza del superbonus 110% senza proroga.

Ma le brutte notizie sui problemi superbonus 110 non si fermano qui. Secondo ANCE la situazione venutasi a creare con la cessione del credito e l’assenza di sistemi di qualificazione sta generando un disastro per l’edilizia. Cerchiamo di spiegarlo qui di seguito.

Problemi Superbonus 110 %

I problemi superbonus 110 sono frutto di una situazione paradossale. L’idea alla base della misura, ovvero quella di rilanciare il settore dell’edilizia e della riqualificazione energetica tramite gli incentivi fiscali rimane comunque valida. Tuttavia, molte delle problematiche superbonus 110 sono venute fuori nel momento in cui il legislatore ha scritto forse con troppa fretta e leggerezza la normativa.  Problematiche i cui effetti probabilmente si trascineranno per molti anni ancora.

Fin dalla sua approvazione nel 2020, il DL Rilancio è stato oggetto di numerose modifiche e revisioni. Per la precisione sono stati 14 i correttivi, più o meno importanti, che si sono susseguiti in questi ultimi due anni. Un quindicesimo è invece in discussione in questi giorni.

A questa situazione di incertezza normativa che ad ogni correttivo comporta paralisi dell’intero settore, si deve aggiungere inoltre tutta un’altra serie di problemi superbonus 110. Tra i più importanti citiamo le seguenti:

  • interventi realizzati su edifici che presentano abusi edilizi più o meno gravi,
  • eccesso di domanda in tempi stretti che ha generato un aumento dei costi dei materiali da costruzione,
  • proliferarsi di soggetti meno qualificati che hanno fiutato l’affare.

Nonostante tutti questi problemi vogliamo provare ad essere ottimisti. Tutta questa situazione ha prodotto senza dubbio una notevole esperienza per il legislatore. Esperienza che speriamo possa essere messa a frutto producendo il tanto atteso Testo unico delle detrazioni fiscali per il settore delle costruzioni.

Le osservazioni di ANCE

Nel nostro essere ottimisti, dobbiamo comunque essere realisti e fare i conti con la realtà, come ci ricorda ANCE l’Associazione Nazionale Costruttori Edili. Secondo quest’associazione molti dei cantieri superbonus 110% rischiano lo stop a causa dello stop della banche alla cessione del credito. Senza cessione del credito infatti le imprese non hanno la possibilità di monetizzare il credito d’imposta. Pertanto le imprese non possono effettuare i pagamenti necessari all’acquisto del materiale per lo svolgimento dei lavori o, più semplicemente, pagare i propri dipendenti. Una situazione che si fa di giorno in giorno più complessa visto anche il raggiungimento della capienza fiscale massima delle banche che potrebbe chiudere il principale canale di monetizzazione del credito d’imposta per le imprese.

Abbiamo pertanto ritenuto opportuno fare il punto della situazione per quanto riguarda i problemi superbonus 110 cercando di spiegare in maniera semplice le difficoltà che beneficiari, banche e imprese, si sono trovate a dover affrontare in questo periodo qui di seguito.

Gli effetti dell’eccesso di domanda

La misura agevolativa del Superbonus 110% è una misura che, per così come è stata pensata, è particolarmente vantaggiosa per chi ne fa richiesta. Grazie ad essa è infatti, almeno teoricamente, possibile riqualificare in maniera efficiente un edificio da un punto di vista energetico senza spendere praticamente nulla. Ovvio quindi che una tale opportunità abbia invogliato molti a farne richiesta. Tuttavia, l’orizzonte temporale limitato, anche se poi esteso di qualche anno, di una misura così potenzialmente interessante ha comportato un accavallarsi delle richieste per l’ottenimento di questa agevolazione.

A maggio 2022 le richieste pervenute ed incentivate in circa un anno e mezzo sono state quantificate in più di 170.000 per un valore che ha superato i 33 miliardi di euro. Un numero elevato che se ad un’occhiata superficiale sembrerebbe fare del superbonus 110% una misura di successo, in realtà è la principale causa di molti dei problemi superbonus 110%.

Il concentrarsi di un numero così elevato di richieste, in un così breve lasso di tempo, ha infatti provocato i seguenti problemi superbonus 110:

  • l’aumento dei prezzi dei materiali;
  • l’impossibilità di reperimento di questi materiali,
  • l’esaurimento della capacità fiscale delle banche
  • lunghe tempistiche per la procedura della cessione del credito;
  • il proliferarsi di soggetti poco qualificati che hanno cercato di perpetrare truffe ai danni dell’erari;
  • a questi problemi si è poi aggiunta la guerra in Ucraina.

Abbiamo cercato di analizzare tutti questi problemi superbonus 110 qui di seguito.

Aumento dei prezzi dei materiali

Come è facile immaginare, il prezzo di un bene è dato dalla domanda che c’è di quel bene. Se fino al 2020 la domanda di dispositivi come pompe di calore, pannelli fotovoltaici, o cappotti termici, era in grado di essere soddisfatta in tempi rapidi, dopo la pandemia non è stato più così. Le forti agevolazioni introdotte dai governi hanno provocato una carenza nel mercato di questi dispositivi ma anche dei semplici materiali che servono alla loro realizzazione.

Una minore disponibilità di questi materiali, unita ad un contemporaneo aumento della loro richiesta ha fatto lievitare enormemente i prezzi di questi materiali e dispositivi. Se quindi a ottobre 2020 un intervento Superbonus 110% poteva rientrare ampiamente nei limiti di spesa previsti dalla normativa, oggi probabilmente lo stesso intervento sfora questi limiti. Ciò è un problema grave superbonus 110 visto che costringe le imprese a trovare soluzioni creative per non rimetterci e portare comunque a termine i lavori.

Difficoltà per reperire materiali e dispositivi

Un’altra richiesta concentrata in un periodo breve ha avuto anche un altro effetto collaterale: quello di esaurire i materiali ed i macchinari necessari allo svolgimento dei lavori. Se da un lato è vero che la produzione di questi si è fermata durante il lockdown provocando dei ritardi fisiologici, dall’altro è vero che i dispositivi e materiali disponibili si sono velocemente esauriti a causa dell’elevata mole di richieste.

Ciò ha logicamente provocato un dilatamento dei tempi dei cantieri con conseguenti disagi per i beneficiari della detrazione. Al tempo stesso a soffrire dei disagi sono anche le imprese che senza materiale non possono portare a termine i lavori e quindi non possono monetizzare i crediti d’imposta cui avrebbero avuto diritto. Un cane che si morde la coda e che rischia di portare al fallimento molte delle aziende che lavorano in questo settore.

Esaurimento della capacità fiscale delle banche

Il credito d’imposta può essere portato in compensazione orizzontale dai soggetti che lo acquistano (ne parliamo anche qui). In sostanza, le banche acquistano il credito d’imposta per ottenere degli sconti sulle tasse che dovrebbero versare all’erario. Il credito d’imposta che acquistano di solito ha infatti un valore maggiore rispetto all’effettivo costo.

Tuttavia c’è un limite a questa situazione ovvero la capienza fiscale del soggetto in questione. Se una banca deve pagare 1.000.000 di tasse potrà acquistare al massimo il medesimo valore di crediti d’imposta, vista anche l’impossibilità di cedere ulteriormente questi crediti acquistati. Inoltre, lo stato aveva comunque destinato delle risorse limitate, seppur parliamo di più di 30 miliardi di euro, per sopperire a quelle che di fatto queste mancate entrate di imposte non riscosse.

Uno dei problemi superbonus 110 però che questo limite che non solo è stato raggiunto ma anche superato. I dati ENEA sui fondi Superbonus parlano chiaro: al 31 maggio 2022 risultano richiesti interventi per un totale di detrazioni pari a 33,7 miliardi di euro. I 33,7 miliari sono fondi prenotati e non utilizzati, ma è da notare che la cifra supera quella messa a disposizione dal Governo, ovvero 33,3 miliardi fino al 2036. La conseguenza di tutto ciò è che molte banche hanno sospeso l’acquisto del credito d’imposta rendendo quindi impossibile per le imprese edili monetizzarlo e quindi portare avanti i propri cantieri.

Problemi Superbonus 110: tempistiche di accettazione della cessione del credito

A complicare ulteriormente le cose ci sono anche le tempistiche di accettazione della cessione del credito. Un altro dei problemi superbonus 110 è che le banche non rispondono entro i tempi previsti. Molto spesso una banca non sa se, a fronte di aver accettato la cessione del credito, possa rientrare dalle somme. In sostanza si sta verificando una vera e propria mancanza di fiducia verso il sistema.

Finché le banche non torneranno a sbloccare le cessioni multiple e quindi a concedere crediti di imposta agli intermediari, tutto resterà fermo. Una situazione che non può non avere altro che conseguenze disastrose.

La proliferazione di aziende e imprese poco qualificati

Un’occasione di business così ghiotta, “tanto alla fine paga lo stato”, ha fatto gola a molti. Sono infatti circa 12 mila le nuove società che si sono iscritte alle varie camere di commercio con dei codici Ateco relativi al mondo dell’edilizia. Peccato però che nella realtà dei fatti, molte di queste imprese poco hanno a che fare con il mondo della riqualificazione energetica o dell’edilizia.

La mancanza di professionalità di chi si reinventa costruttore o installatore da un giorno all’altro ha provocato anche un’intasamento dei controlli che gli enti preposti devono effettuare. Controlli che si sono inceppati fin da subito in quanto hanno evidenziato un alto numero di irregolarità, che ammontano a circa 5,6 miliardi di euro, per quanto riguarda le detrazioni fiscali. Dobbiamo però precisare che la quasi totalità di queste irregolarità o tentativi di frode riguarda il bonus facciate e non il Superbonus 110%.

Problemi superbonus: la guerra in Ucraina

Come se non bastasse, a complicare le cose , è arrivata anche la guerra in Ucraina che ha portato il prezzo dei materiali a salire ancora di più. Complice l’aumento vertiginoso del costo dell’energia e del carburante i materiali necessari alla realizzazione dei cantieri hanno subito un aumento vertiginoso che si va ad aggiungere a quelli già intercorsi.

Le possibili soluzioni ai problemi superbonus 110

Una soluzione a questi problemi superbonus 110 potrebbe essere più semplice del previsto. Si potrebbe allungare per qualche altro anno la possibilità di fruire del Superbonus, limitando però le imprese a cui poter elargire il denaro pubblico. Si potrebbe quindi pensare di definire una serie di soggetti autorizzati e qualificati. In altre parole questo è quanto sta avvenendo per quanto riguarda le imprese che lavorano per la ricostruzione degli edifici colpiti dal sisma del Centro-Italia.

Tuttavia, questo non risolverebbe la paralisi del mercato del credito d’imposta che come abbiamo visto è fondamentale per garantire la sopravvivenza delle imprese. Per questo è in discussione in questo momento in Parlamento una nuova modifica al meccanismo della cessione del credito (ne parliamo qui). In particolare potrebbe essere prevista la possibilità, per le banche di cedere sempre il credito a soggetti non rientranti nella definizione di consumatori o utenti che abbiano stipulato un contratto di conto corrente con la stessa banca cedente. In questo modo verrebbe ampliato il numero delle possibili cessioni e quindi anche le possibilità di monetizzazione di tali crediti per i loro proprietari.

Inoltre si sta discutendo se prevedere o meno altri fondi da destinare al Superbonus. Qualora venissero stanziati altri fondi, nel 2023, almeno per i primi sei mesi, le banche potrebbero tornare ad avere liquidità e azzererebbero i bilanci. Questo potrebbe riaprire sicuramente il discorso del bonus 110%, anche se non per sempre.

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