Fondi Superbonus terminati: cosa succede adesso?

Fondi Superbonus terminati: cosa succede adesso?

Sono terminati i fondi Superbonus previsti per le coperture del DL Rilancio e le banche fermano l’acquisto dei crediti. Cosa succede adesso ed il punto sulle altre criticità legate al Superbonus 110%.

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Fin dalla sua approvazione, la normativa che regola il Superbonus 110 è stata oggetto di numerose modifiche e revisioni (fra le ultime riportiamo queste). La normativa infatti presentava, ed ancora oggi presenta, numerose lacune normative che hanno provocato effetti sul mercato davvero devastanti.

Se infatti l’intento era quello di agevolare e promuovere la riqualificazione degli edifici, il risultato è stato quello di drogare il mercato relativo a questo settore. Sono state infatti numerosissime le richieste di accesso a questa agevolazione che hanno sommerso le imprese e che hanno intasato il mercato provocando un aumento dei costi dei materiali, un’oggettiva impossibilità nel loro reperimento. Fattore scatenante è stato senza dubbio il meccanismo della cessione del credito d’imposta per il quale erano stati individuati dei fondi Superbonus.

Le richieste pervenute sono talmente tante che, considerando anche l’aumento dei costi, hanno portato ad un esaurimento dei fondi previsti per la misura. Ma cosa significa che i fondi Superbonus sono esauriti? Il Superbonus è davvero giunto al capolinea?

Cerchiamo di fare il punto della situazione sulle problematiche della normativa con particolare riferimento all’esaurimento dei fondi Superbonus qui di seguito.

I dati ENEA sui fondi Superbonus

I dati ENEA sui fondi Superbonus parlano chiaro: al 31 maggio 2022 risultano richiesti interventi per un totale di detrazioni pari a 33,7 miliardi di euro. I 33,7 miliari sono fondi prenotati e non utilizzati, ma è da notare che la cifra supera quella messa a disposizione dal Governo, ovvero 33,3 miliardi fino al 2036.

E’ a causa anche di questi dati quindi che sono in molti ad aver avuto dubbi o comunque ad aver pensato che sia necessario lo stanziamento di un nuovo finanziamento di fondi per il Superbonus. Il finanziamento infatti servirebbe se non altro a garantire ai beneficiari che richiedono le detrazioni per i lavori in avvio. Nel frattempo però, le banche si sono già mosse. Intesa San Paolo e Unicredit hanno già deciso di fermare l’acquisto di crediti d’imposta. Questi istituti infatti hanno già raggiunto la loro capienza fiscale massima per utilizzare il credito d”imposta.

Sarà il DL Aiuti, che dovrà essere convertito in legge entro il 16 luglio, a raccogliere le ultime novità in materia di cessione del credito, questione che ha già fatto il pieno di proposte di modifica.

L’evoluzione della cessione del credito d’imposta

Per comprendere appieno di cosa stiamo parlando, è necessario ricapitolare brevemente quella che è stata l’evoluzione normativa del meccanismo della cessione del credito d’imposta.

Lo schema della cessione crediti ha subito diverse modifiche e i limiti imposti alle cessioni multiple hanno reso complicato il sistema. Il primo provvedimento normativo che ha introdotto le limitazioni è stato il Decreto Antifrode in vigore dal 12 novembre (poi confluito nella Legge di Bilancio 2022), a seguire c’è stato il Sostegni Ter del 27 gennaio 2022 (definito anche Antifrode Bis) che ha limitato la cessione del credito ad una sola volta.

Il Governo con il Decreto-legge correttivo del 25 febbraio 2022, n. 13 è poi tornato indietro e ha ripensato a quanto stabilito inizialmente con il Sostegni-Ter in materia di cessione crediti Bonus Edilizi e modificato nuovamente la disciplina allentando la stretta (inizialmente prevista una sola cessione) consentendo due ulteriori cessioni, oltre alla prima.

A questo punto c’è attesa attorno all’approvazione del DL Aiuti ed agli emendamenti che ha raccolto in questi giorni che riguarderebbero nuovamente la cessione del credito d’imposta. Se dovesse essere approvato, questo emendamento, prevederebbe una nuova cessione crediti estesa a tutte le partite Iva nell’ambito delle 4 cessioni consentite dalla norma. La cessione quindi sarebbe allargata a tutti purché i soggetti verso cui si cederà il credito non siano consumatori.

Cosa succedere a chi ha già iniziato i lavori?

Sono in molti a temere un blocco dei lavori iniziati ma non completati per i quali è già stata incassata parte del bonus. In questa situazione sono in molti a chiedersi se il Fisco potrebbe richiedere indietro i fondi per lavori mai conclusi.

Per questo sono state avanzate diverse proposte, non da ultima quella del CNAPPC – Consiglio nazionale degli architetti, che suggerisce di:

“estendere la possibilità di acquisto dalle banche già in possesso di cessioni di credito: questa misura consentirebbe sicuramente lo sblocco dell’attuale situazione e metterebbe in condizione i tecnici liberi professionisti e le imprese di superare l’attuale difficile crisi. É necessario, inoltre, confermare in modo chiaro e inequivocabile che chi acquista un credito, già valutato da banche attraverso i loro advisor, non può avere alcuna responsabilità evitando in tal modo che il meccanismo di cessione rimanga bloccato”.

Le altre problematiche oltre all’esaurimento fondi superbonus

Ad aggravare la situazione sul futuro del Superbonus 110% ci sono anche altri fattori (ne parliamo meglio qui). La misura infatti avrebbe provocato un enorme squilibrio geografico e sociale. Secondo i dati dell’Osservatorio 110% infatti, la maggior parte delle richieste arrivate per la detrazione sono localizzate al nord, soprattutto all’interno dei centri urbani. Un contro senso rispetto alle reali intenzione del legislatore che invece aveva pensato la misura come rivolta soprattutto a coloro che vivono nelle periferie delle città o nei centri del Sud Italia.

Tali detrazioni hanno inoltre agevolato la nascita di società improvvisate ed inaffidabili, nate con l’unico obiettivo di beneficiare del flusso dei fondi della detrazione. E’ questo anche il motivo principale delle numerosi revisioni e strette che ha subito il meccanismo della cessione del credito oltre al mancato rinnovo dei fondi superbonus. Un fattore che si somma ad una misura che ha quantomeno parzialmente fallito nel suo intento di risollevare il comparto dell’edilizia, drogando il mercato, e  che con l’incertezza e il caos generati non ha fatto altro che danneggiare un settore già in crisi e i privati che a quei “soggetti improvvisati” si sono affidati.

La contrarierà del Governo Draghi

Tutti questi fattori hanno quindi spinto il governo Draghi ad annunciare che il Superbonus non sarà rinnovato al quale non è mai piaciuto. Se da un lato il governo ha sempre ribadito la necessità di una transizione ecologica ed ha sempre messo al centro della sua azione misure green, dall’altro ha sempre criticato il Superbonus. A maggio infatti il governo Draghi si era espresso così in merito alla misura:

“Il costo di efficientamento è più che triplicato grazie ai provvedimenti del 110%, i prezzi degli investimenti necessari per le ristrutturazione sono più che triplicati perché il 110% di per sé toglie l’incentivo alla trattativa sul prezzo. Poi, le cose vanno avanti in Parlamento, il governo ha fatto quel che poteva e il nostro ministro è molto bravo”.

Quello che resta da fare quindi è attendere l’approvazione del DL Aiuti, soprattutto per capire se verranno stanziati nuovi fondi Superbonus o meno. Fondi che se non altro garantirebbero la sopravvivenza della misura il tempo necessario ad esaurire le richieste pervenute.

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