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Quanto costa un impianto fotovoltaico? Ma soprattutto… quanto risparmio?

Quanto costa un impianto fotovoltaico? Quanto è possibile risparmiare sulle bollette grazie alla sua installazione?

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In questi ultimi tempi politici e giornalisti hanno messo al centro della loro agenda la transizione energetica. In sostanza l’obiettivo è quello di far calare le emissioni di CO2 ricorrendo alle energie rinnovabili e quindi puntando in maniera decisa sul fotovoltaico. In questo senso lo stato italiano ha introdotto una serie di incentivi fiscali volti proprio a favorire la diffusione di questo tipo di impianti.

Ma qual è il costo di un impianto di questo genere? Ma soprattutto… quanto si può risparmiare con un impianto fotovoltaico?

La risposta alla seconda domanda è presto detta. A prescindere dal costo di un impianto fotovoltaico, il risparmio che puoi ottenere è notevole. Soprattutto in un periodo come questo in cui i costi energetici stanno lievitando enormemente (puoi approfondire qui). Anzi, probabilmente se stai cercando informazioni su quanto costa un impianto fotovoltaico è perché stai cercando di abbattere i tuoi costi energetici.

Per questo motivo in questo approfondimento abbiamo cercato di rispondere, insieme ai nostri esperti, alle annose domande: “Quanto costa un impianto fotovoltaico?” oltre alla domanda “Quanto risparmio con un impianto fotovoltaico?”. Ovviamente non abbiamo affrontato solo questi argomenti insieme a loro ma anche altri aspetti.

Quanto costa un impianto fotovoltaico per casa?

Iniziamo a rispondere alle domande partendo da quella più scomoda, almeno per noi ovvero: “Quanto costa un impianto fotovoltaico?”. 

Quanto cosa un modulo fotovoltaico?

Per restituire una stima corretta ed abbastanza valida alla domanda che abbiamo appena posto è anche necessario prendere in considerazione un altro fattore. Dobbiamo anche analizzare quanto costano mediamente i moduli fotovoltaici. Già possiamo anticipare che il loro prezzo, vista la forte richiesta, è salito e non di poco. Per i moduli fotovoltaici possiamo però fare una stima che va dai 70€ ai 250€ l’uno, Iva esclusa.

A fare la differenza sul prezzo gioca un ruolo fondamentale l’efficienza dei moduli: più sono efficienti più costano. Più sono efficienti però, meno superficie sarà necessario occupare per la loro installazione.

Ecco quindi che per rispondere alla domanda “quanto costa un impianto fotovoltaico” è necessario prendere in considerazione diversi aspetti. 

Altri costi da sostenere per l’installazione di un impianto fotovoltaico

Al costo dei moduli fotovoltaici è poi necessario aggiungere quello di:

  • strutture per montare i pannelli sul tetto,
  • inverter,
  • cavi necessari,
  • dispositivi di protezione,
  • manodopera specializzata, etc

Con tutte queste variabili non è possibile indicare in anticipo il prezzo complessivo di un impianto fotovoltaico. Per questo può essere importante consultare un esperto in materia come noi di Valore Energia.

Quanto costa un impianto fotovoltaico? Una tabella indicativa

Pur sapendo che per rispondere alla domanda “Quanto costa un impianto fotovoltaico?” è necessario prendere in considerazione molti fattori abbiamo redatto queste informazioni in una tabella esemplificativa.

In questa tabella abbiamo anche indicato il risparmio annuale stimato sulla bolletta della luce. Inoltre, la tabella si riferisce ad un impianto chiavi in mano e quindi comprende anche il costo degli altri elementi che compongono il sistema.

La tabella qui sopra è ovviamente puramente esemplificativa. Per richiedere un preventivo per il tuo impianto fotovoltaico puoi compilare il modulo che trovi in fondo alla pagina.

Quanto risparmio con un impianto fotovoltaico?

A questo punto, dopo aver risposto alla fatidica domanda: “Quanto costa un impianto fotovoltaico?” possiamo passare a prendere in esame il risparmio che potresti ottenere.

In particolare, grazie all’installazione di un impianto fotovoltaico potresti:

  • abbattere il costo l’energia elettrica fino al 70-80% specie se installi anche una batteria di accumulo;
  • Potresti eliminare completamente la bolletta del gas, con un risparmio del 100%;
  • Con una stazione di ricarica per auto elettriche puoi sfruttare l’energia solare per la tua mobilità.

I risultati migliori li ottieni con una scelta attenta e ben ponderata. Tali risultati saranno particolarmente evidenti valutando l’investimento nel corso del tempo e mettendo a confronto la spesa sostenuta per l’installazione dell’impianto con il risparmio totale ottenuto sulle bollette.

Semplificando il discorso però però dobbiamo distinguere tra ben due tipi di risparmio.

Risparmio sull’investimento

Installare un impianto fotovoltaico non è un investimento da affrontare a cuor leggero. Se hai letto la nostra risposta alla domanda quanto costa un impianto fotovoltaico, avrai capito che l’investimento va dai 9.000 ai 15.000 € per impianti senza batteria di accumulo e di potenza massima pari a 6 KW.

Proprio per agevolare la diffusione di questo tipo di impianti lo stato italiano ha deciso di introdurre una serie di incentivi che permettono di abbattere notevolmente il costo dell’investimentoPer approfondire l’argomento puoi cliccare qui.

Sono sostanzialmente tre i bonus fotovoltaico 2023:

  • Ecobonus 50% (ne parliamo anche qui): ovvero una detrazione IRPEF pari al 50% della spesa sostenuta per l’installazione dell’impianto a pannelli solari ottenibile subito tramite lo sconto in fattura;
  • Bonus Ristrutturazione: ovvero una detrazione IRPEF pari al 50% della spesa sostenuta per lavori di ristrutturazione detraibile in 10 anni;
  • Superbonus 110%.

Precisiamo subito che molti di essi saranno in vigore anche nel 2024 a parte il Superbonus che scadrà nel 2025.

A questi incentivi si aggiungono inoltre le recenti semplificazioni normative apportate dal Decreto Bollette o DL 17/2022. Tale decreto, convertito dalla legge 24/2022, ha stabilito che l’installazione di impianti solari, fotovoltaici e termici viene considerata manutenzione ordinaria.

Quanto risparmio sulle bollette della luce con un impianto fotovoltaico?

Il vantaggio più importante che puoi avere è quello di poter generare energia proveniente dal sole in modo gratuito e pulito. Un risultato che non si può ottenere con le fonti fossili.

Grazie ai pannelli fotovoltaici puoi risparmiare non solo sull’energia elettrica, ma anche sul gas o addirittura sul carburante. Sostituendo la caldaia a gas con una elettrica o con una pompa di calore, oppure i fornelli con una piastra ad induzione potresti alimentare i tuoi elettrodomestici solo con l’elettricità. Elettricità che, utilizzando una batteria di accumulo, potresti produrre interamente con il tuo impianto.

Ovviamente le batterie di accumulo giocano un ruolo fondamentale nel risparmio sulle bollette. Di giorno infatti non dovresti avere problemi ad auto-consumare l’energia prodotta dal tuo impianto, di sera però potresti essere costretto a prelevarla, pagando, dalla rete elettrica nazionale. Con la batteria invece, l’energia prodotta in eccesso dall’impianto verrà riutilizzata al momento del fabbisogno, come la sera. In questo modo potresti abbattere anche totalmente le tue bollette.

Ovviamente per raggiungere questo risultato dovresti avere a disposizione una superficie tale, da permettere l’installazione di un impianto FTV basato sul tuo fabbisogno reale ed installare una batteria di accumulo di potenza sufficiente

Quanto costa un impianto fotovoltaico? I tempi di ammortamento dell’investimento

Se hai letto fino a questo punto avrai intuito quanto costa un impianto fotovoltaico ed in che modo può aiutarti a risparmiare. Ma in quanto tempo puoi rientrare dell’investimento che hai sostenuto?

Ovviamente, più potente ed efficiente è l’impianto, più sarà il risparmio che potrai ottenere, ma anche più lungo sarà il tempo di rientro da tale investimento. Per un impianto domestico tuttavia possiamo affermare che puoi recuperare il costo sostenuto in 5-6 anni. Anzi, con l’aumento del costo dell’energia, anche di meno.

Tuttavia ci sono diverse variabili da considerare. Non da ultima l’efficienza produttiva dell’impianto che dipende anche dalla zona in cui è installato.

Quello che è certo è che una volta che avrai recuperato il costo dell’investimento, il resto sarà tutto un risparmio. Se quindi sono necessari 5 anni per ripagarlo, considerando che i pannelli solari sono garantiti 25 anni, ti restano almeno 20 anni di risparmi puliti!

Se consideri un impianto con 3Kwh di potenza che ti fa risparmiare 1.100 € l’anno, moltiplicando questo numero per 20, ottieni un risparmio di ben 22.000€!.

Vuoi sapere quanto costa un impianto fotovoltaico?

Compila il modulo qui sotto con i tuoi dati ed attendi la chiamata di un nostro operatore!

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Fotovoltaico su tetto: quanti GW è possibile installare in Italia?

ISPRA, affrontando il tema del consumo di suolo da parte degli impianti solari rivela anche quanto fotovoltaico su tetto sarebbe possibile installare in Italia

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Il fotovoltaico su tetto non è solo una risorsa per l’autoconsumo di energia. Se inquadrato in un contesto più ampio, soprattutto a livello politico, non possiamo non considerare gli accordi siglati dall’Italia sul tema rinnovabili a livello europeo. Tali accordi ci impongono infatti di virare verso una decisa transizione ecologica volta a ridurre in maniera notevole le emissioni di CO2 in atmosfera.

In questo senso il fotovoltaico su tetto può dare una mano incredibile per il raggiungimento di questi obiettivi. Il nuovo report ISPRA sul consumo di suolo indica in maniera precisa quanti GW sarebbe possibile ottenere se tutti gli edifici avessero un impianto fotovoltaico: ben 92!

Accanto ai 92 GW di elettricità che si potrebbe produrre con il fotovoltaico su tetto, il report fornisce anche un quadro aggiornato dei processi di trasformazione della copertura del suolo, valutando il degrado del territorio e l’impatto sul paesaggio e sui servizi ecosistemici.

Abbiamo deciso di approfondire questo report qui di seguito insieme ai nostri esperti.

Il report ISPRA

Il report ISPRA, come accennato poc’anzi, affronta temi che interessano non solo il fotovoltaico su tetto ma anche quello su terra. Temi che è necessario trattare in vista della futura crescita richiesta dalla decarbonizzazione.

Il report è stato redatto analizzando i dati del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) a loro volta elaborato partire da immagini telerilevate delle installazioni solari a terra. Tali immagini rivelano che il solare a terra ricopre una superficie di 17.560 ettari per una potenza produttiva di 9 GW. Più di un terzo dell’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici presenti in Italia quindi, è prodotta da quelli a terra considerando che il totale ammonta a 21 GW.

La Puglia è la prima regione in Italia per potenza fotovoltaica installata, rappresenta anche quella con la maggior superficie occupata, paria a 6.123 ettari. Segue l’Emilia Romagna con 1.872 ettari e il Lazio con i suoi 1.483 ettari coperti da pannelli solari. In fondo alla classifica appaiono invece il Trentino Alto Adige (13 ha), la Valle d’Aosta (1,2 ha) e la Liguria (0,2 ha).

Le potenzialità non sfruttate del fotovoltaico su tetto

Il dato sull’occupazione del suolo diventa interessante soprattutto se si guarda al futuro ed agli accordi che abbiamo sottoscritto in sedi internazionali.

Per raggiungere la neutralità climatica l’Italia dovrà portare la capacità fotovoltaica installata oltre i 52 GW entro il 2030. L’Italia dovrà quindi aggiungere circa 40 GW e coprire con il solare altri 50.000 ettari di superficie.

Ed è a questo punto che entra in gioco il fotovoltaico sul tetto. Per coprire questa superficie si possono infatti sfruttare i tetti degli edifici o dei fabbricati già esistenti riducendo al minimo lo sfruttamento del suolo.

Sul rapporto ISPRA infatti si fa riferimento ad una stima della superficie potenzialmente disponibile per l’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti compresa. Tale superficie ammonta ad una cifra compresa tra 75.000 e 99.000 ettari, sufficiente ad ospitare nuovi impianti fotovoltaici per una potenza complessiva compresa tra 70 e 92 GW.

Tale quantitativo è quindi più che sufficiente a coprire l’intero aumento di energia rinnovabile previsto dal Piano per la Transizione Ecologica al 2030.

Gli incentivi per il fotovoltaico su tetto per il 2023

Decidendo di puntare sul fotovoltaico su tetto però lo stato italiano deve tener conto della difficoltà di effettuare investimenti dei soggetti proprietari di questi tetti. Pertanto lo stato ha previsto degli incentivi per l’installazione degli impianti fotovoltaici che riassumiamo brevemente qui di seguito. Per approfondire l’argomento puoi cliccare qui.

Sono sostanzialmente tre i bonus fotovoltaico 2023:

Precisiamo subito che molti di essi saranno in vigore anche nel 2024 ma che potrebbero essere ulteriormente prorogati proprio in ottica del rispetto degli accordi cui facevamo riferimento poco fa.

A questi incentivi si aggiungono inoltre le recenti semplificazioni normative apportate dal Decreto Bollette o DL 17/2022. Tale decreto, convertito dalla legge 24/2022, ha stabilito che l’installazione di impianti solari, fotovoltaici e termici viene considerata manutenzione ordinaria.

L’installazione di questi sistemi pertanto non è subordinata all’acquisizione di permessi, autorizzazioni o atti amministrativi di assenso, ad eccezione degli immobili vincolati e di interesse pubblico.

Valore energia la scelta giusta quando si parla di fotovoltaico su tetto

Se vuoi usufruire dei bonus fotovoltaico su tetto il nostro consiglio è quello di affidarti a dei professionisti come noi per essere certo di ottenerlo. La nostra squadra di tecnici ed il nostro personale amministrativo, grazie all’esperienza ed al know-how accumulato in anni sul campo, sono diventati dei veri esperti in materia di detrazioni fiscali e credito d’imposta.

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Che cosa è il reddito energetico?

Alla scoperta del Reddito Energetico: cosa è, come funziona e come accedervi

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Uno degli incentivi che più potrebbe portare gli italiani a scegliere di passare alle energie rinnovabili è il reddito energetico. D’altronde, come ben saprai, le energie rinnovabili sono sempre più al centro dell’agenda politica nazionale. Lo stato italiano sta infatti cercando di incentivarne la diffusione il più possibile anche attraverso incentivi come il Superbonus 110% o gli ecobonus.

Fra queste iniziative figura dunque il reddito energetico che vede l’impiego di 200 milioni di euro per l’incentivazione dell’utilizzo di pannelli fotovoltaici. Impianti che secondo il legislatore andrebbero installati prevalentemente sui tetti di abitazioni e condomini.

Questo incentivo è rivolto soprattutto alle classi meno abbienti dato che per potervi accedere è necessario rispettare dei precisi criteri ISEE. In questo modo si cerca di favorire anche chi normalmente avrebbe difficolta ad accedere a queste tecnologie.

Abbiamo quindi cercato di fare il punto sul Reddito Energetico qui di seguito insieme ai nostri esperti.

Cos’è il reddito energetico?

Il reddito energetico non è altro che la concessione di contributi regionali mirati ad acquisto e installazione di impianti di energia rinnovabile. Questi contributi sono rivolti sostanzialmente a coloro i quali non hanno la disponibilità economica per potersi permettere l’installazione di impianti a fonti rinnovabili come quelli fotovoltaici.

Coloro che beneficiano dell’incentivo del reddito energetico sono obbligati a sottoscrivere una convenzione con il GSE (Gestore Servizi Energetici). Tale convenzione prevede l’attivazione del servizio di scambio sul posto dell’energia prodotta dagli impianti, ma non solo questo. Allo stesso tempo infatti è previsto che gli utenti si impegnino a cedere alla regione gli eventuali crediti maturati verso il GSE.

A questo punto forse è necessario anche spiegare brevemente il meccanismo dello scambio sul posto. Questo non è altro che un meccanismo di compensazione tra l’energia prodotta e immessa in rete e quella prelevata dalla rete nazionale in un momento diverso da quello della produzione.

Il reddito energetico: introduzione, definizione e scopi

Il reddito energetico è stato introdotto a giugno 2020 con tanto di dichiarazioni entusiastiche dell’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro.

Al momento però l’attuazione della misura segue soprattutto le dinamiche regionali delle aree che per prime hanno creduto questa iniziativa. Uno dei pochi riferimenti a questa misura a carattere nazionale è la delibera Cipe n.7 del 17 marzo 2020. Al suo interno possiamo trovare la definizione del fondo nazionale del reddito energetico che riportiamo qui di seguito:

Il Fondo per le aree sottoutilizzate è denominato Fondo per lo sviluppo e la coesione — di seguito FSC — ed è finalizzato a dare unità programmatica e finanziaria all’insieme degli interventi aggiuntivi a finanziamento nazionale rivolti al riequilibrio economico e sociale tra le diverse aree del Paese.

L’introduzione del reddito energetico ha quindi un duplice scopo. Quello di favorire la diffusione delle energie pulite e rinnovabili è particolarmente evidente. Tuttavia, allo stesso tempo, la misura punta a diminuire la “povertà energetica”, in special modo nelle aree del Mezzogiorno.

Come funziona la misura?

Il reddito energetico dovrebbe implementare un circolo virtuoso che potrebbe coinvolgere politiche sociali, economiche e ambientali.

Ma come funziona questo circolo?

Abbiamo cercato di riportarlo in questi semplici punti basandoci sull’esperienza del comune di Porto Torres che nel 2018 ha avviato il primo progetto di reddito energetico creando la seguente procedura:

  1. L’ente amministrativo istituisce il fondo per l’acquisto degli impianti fotovoltaici. Dopodiché indice un bando di gara;
  2. Gli utenti vincitori del bando potranno accedere agli impianti grazie alle agevolazioni previste dal fondo;
  3. L’energia prodotta viene scambiata con la rete, includendo anche il contributo al GSE tramite lo scambio sul posto;
  4. I ricavi ottenuti dallo scambio di energia possono essere reinvestiti per aumentare il fondo per il reddito energetico, in un ciclo ideale che si ripete andando a formare un c.d. fondo rotativo.
  5. Nello stesso momento le famiglie che hanno installato gli impianti fotovoltaici risparmiano in bolletta grazie a quello che viene definito autoconsumo.

Reddito energetico: le soglie ISEE previste per accedervi

Per accedere alle agevolazioni del reddito energetico è necessario rientrare in determinate soglie di reddito ISEE. Tale requisito è stato introdotto proprio perché il provvedimento mira soprattutto a coinvolgere le fasce di popolazione meno abbienti. Sono queste infatti le fasce di persone che avrebbero più difficoltà ad effettuare investimenti per gli impianti ad energia rinnovabile.

In questo caso quindi il riferimento da prendere in considerazione è il regolamento regionale. Un riferimento che quindi varia da territorio a territorio. Ad esempio in Puglia non possono richiedere il reddito energetico utenti con un reddito ISEE superiore a € 20.000.

Il futuro del reddito energetico

Sono diversi gli approcci al reddito energetico. Punto comune di questi diversi approcci è l’esigenza di un riferimento centrale, che standardizzi le varie norme e scalini di accesso visto che le norme regionali potrebbero essere eccessivamente diverse tra di loro.

Un possibile appiglio è dato dal Piano per il Sud 2030, presentato dal Governo nel febbraio 2020. In particolare, nel documento è possibile leggere quali sono i risultati attesi da questo provvedimento:

Favorire la diffusione delle energie rinnovabili, attraverso l’aumento della generazione distribuita e degli impianti di piccola taglia finalizzati all’autoconsumo, con conseguente riduzione delle emissioni relative alla produzione energetica delle utenze domestiche, riducendo allo stesso tempo la “povertà energetica” delle fasce di popolazione meno abbienti del Mezzogiorno attraverso il risparmio in bolletta.

Fino a 8.500 euro per gli impianti

Al momento è la Puglia la regione più avanti sul reddito energetico.

C’è tempo ancora fino al 22 agosto per richiedere questo contributo che ammonta a un massimo di 6.000 euro (IVA inclusa).

Tale contributo è destinato a ciascun intervento di acquisto e installazione di impianti fotovoltaici o solari termo-fotovoltaici o microeolici. Di questi, il 20% può essere impiegato per prevedere, oltre ai predetti impianti, l’acquisto e l’installazione di impianti solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria, da abbinare comunque ad uno degli impianti di produzione di energia elettrica suindicati.

Qualora il beneficiario fosse un condomino sono previsti dei contributi anche per i sistemi di accumulo. In totale quindi, il massimo ottenibile è 8.500 euro (IVA inclusa).

Precisiamo infine che il finanziamento non è cumulabile con altre agevolazioni. Vale a dire che non lo si può richiedere insieme ad altri aiuti di tipo comunitario, statale o regionale come il Superbonus o i bonus fotovoltaico 2023.

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Arriva l’idrogeno domestico per produrre calore ed elettricità

Con l’idrogeno domestico potrai produrre elettricità e calore per casa tua in autonomia!

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L’idrogeno sembra destinato a diventare l’elemento chimico protagonista del panorama energetico europeo per i prossimi anni. A sottolinearlo non sono solo i progressi degli ultimi tempi fatti nello sviluppo di tecnologia in grado di sfruttare questo elemento come fonte di energia, ma anche il Recovery Fund. Sono infatti ben 408 i miliardi stanziati per l’idrogeno dalla UE al 2025, di questi 8 sono dedicati solo all’Italia.

Una delle soluzioni più diffuse per sfruttare l’idrogeno erano le cosiddette fuel cells (celle a combustibile). Grazie ad esse è infatti possibile produrre energia in modalità cogenerativa ovvero due tipi di energia diversa sfruttando lo stesso combustibile. Grazie a questa tecnologia è dunque possibile sfruttare l’idrogeno domestico ottenendo prevalentemente energia elettrica (con rendimento elettrico 55 %) e calore per produrre acqua calda con un rendimento termico del 15 %. Le fuel cells quindi non sono molto adatte quando si tratta di dover fornire calore al cliente.

Tuttavia con la nuova caldaia a idrogeno non è più così. Grazie ad essa possiamo davvero parlare finalmente di idrogeno “domestico” nel vero senso del termine. Le nuove caldaie a idrogeno integrano infatti la produzione di un’elevata quantità di calore e di energia elettrica soddisfacendo i consumi domestici. La tecnologia alla base di queste nuove caldaie a idrogeno si basa su principi diversi da quelli delle fuel Cells.

Abbiamo quindi deciso di spiegare le differenze fra i due metodi ed approfondire il funzionamento ed i vantaggi delle nuove caldaie a idrogeno qui di seguito.

L’idrogeno nelle fuel cells

La più grande differenza tra le due tecnologie per l’idrogeno domestico sono i loro principi di funzionamento. Le fuel cells si basano infatti su reazioni di tipo chimico.

All’interno di una fuel cells c’è di solito un catalizzatore, di norma di platino, che a contatto con l’idrogeno (h2) produce corrente elettrica ed acqua calda. In particolare, la reazione che produce il catalizzatore fa sì che gli atomi di idrogeno perdano un elettrone, che andrà poi a formare la corrente elettrica. L’atomo di idrogeno con carica positiva, in quanto ha più protoni di elettroni, tenderà a legarsi con quelli di ossigeno producendo così acqua calda.

Il risultato di questa reazione è dunque la produzione di acqua calda, utilizzabile per il riscaldamento domestico ed elettricità.

L’idrogeno domestico è possibile grazie alla nuova caldaia a idrogeno

L’idrogeno domestico può essere considerato tale solo grazie alla nuova tecnologia delle caldaie a idrogeno. A differenza delle fuel cells, in questo caso la tecnologia sfrutta reazioni chimico-fisiche con interazioni fra particelle subatomiche. La cella di fusione della nuova caldaia a idrogeno produce calore grazie a speciali dinamiche chimico-fisiche controllate. L’output energetico si ottiene anche da interazioni che riguardano le particelle subatomiche degli atomi del syngas (bioetanolo) impiegato.

L’idrogeno di partenza (contenuto in un syngas di idrogeno + ossigeno) interagisce con l’acqua in una speciale camera di fusione brevettata. Acqua e syngas, grazie ad un innesco elettrico, riescono a produrre interazioni ad elevata esotermicità in grado di trasformare l’acqua stessa in vapore acqueo a 600°C.

Sarà poi questo vapore a rendere l’idrogeno domestico. Facendolo confluire su di una turbina, dopo averlo pressurizzato adeguatamente, è possibile produrre elettricità. Allo stesso modo è possibile catturarne il calore per riscaldare gli ambienti di casa.

Lo scarto ottenuto è quindi della semplice acqua, tutt’altro che inquinante o difficile da smaltire.

Come funziona la caldaia a idrogeno

Se abbiamo definito come domestico l’idrogeno c’è un motivo, anzi più di uno. I principali sono i seguenti:

  1. il sistema funziona utilizzando pochissima energia elettrica per l’innesco iniziale,
  2. ha necessità di un rifornimento di 1kg di syngas (bioetanolo) ogni sei mesi,
  3. produce solo acqua come scarto.

In particolare, la caldaia a idrogeno, riesce a “moltiplicare” questa energia da una configurazione energetica di partenza basata su idrogeno contenuto nel syngas in piccola quantità (40 grammi di idrogeno). L’energia entalpica (calore + pressione) che si ottiene dalla cella brevettata e sigillata (nessuno può averne l’accesso) è in grado produrre continuativamente vapore a 600 ° C (con reazione autosostenuta e spesa energetica minima).

Una volta ottenuto il vapore a questa temperatura tutto diventa possibile. Il vapore prodotto dalla caldaia è ad una pressione tale da riuscire a muovere una turbina in grado di generare elettricità. In sostanza il vapore prodotto viene utilizzato nella stessa maniera delle centrali termoelettriche.

Ma non finisce qui. Il vapore infatti viene fatto confluire in degli scambiatori di calore che prelevando il calore in esso contenuto fanno condensare l’acqua. Sarà poi questa acqua ad essere utilizzata per il riscaldamento, a questo punto “ad idrogeno domestico”, o per generare acqua calda sanitaria.

La risultante cogenerativa prodotta dalla caldaia a idrogeno offre una quantità enorme sia di calore che di elettricità.

Modalità di funzionamento della caldaia a idrogeno

La caldaia in questione può utilizzare l’idrogeno domestico in due modi:

  • partendo da 2 kg di bioetanolo/anno e 40 litri acqua/anno per ottenere il syngas (idrogeno + ossigeno) necessario alla cella ed al ricircolo acqua;
  • partendo dall’idrogeno puro (“verde” ottenuto da elettrolisi con energia elettrica da fotovoltaico) e aggiunta di ossigeno necessari entrambi alla cella ed al ricircolo acqua.

La caldaia ad idrogeno domestico funziona in configurazione “stand alone” ovvero senza collegamenti elettrici di rete o di alimentazione combustibili. Non servono collegamenti neppure per l’idrogeno perché la caldaia ha un generatore di idrogeno al suo interno. Occorre unicamente una ricarica di etanolo ed acqua distillata (ogni sei mesi) per produrre idrogeno.

Vantaggi dell’idrogeno domestico

E’ evidente come ci sia un enorme vantaggio a ricorrere all’idrogeno domestico garantito da questo tipo di sistema. La cogenerazione infatti permette di conferire un’autonomia pressoché totale all’edificio residenziale in cui è installata la caldaia. L’energia elettrica prodotta e non consumata viene infatti accumulata in tre batterie consentendo il suo utilizzo anche in un secondo momento.

Questo sistema sistema di idrogeno domestico è inoltre molto sicuro. All’interno della caldaia si trova infatti un microprocessore che si occupa di monitorare e gestire ogni aspetto del funzionamento del dispositivo. In sostanza questo microprocessore si occupa di:

  • fornire acqua alla giusta temperatura,
  • mantenere le batterie cariche,
  • rilevare e mostrare l’effettivo consumo energetico,
  • effettuare le verifiche di sicurezza,
  • … e molte altre cose.

Interessante inoltre è la possibilità di controllare il sistema da remoto tramite connessione wireless grazie all’apposita app sviluppata per gli smartphone.

Compila il modulo con i tuoi dati e chiedi notizie sugli ecobonus caldaia a idrogeno. Approfitta delle agevolazioni, metti in sicurezza la tua casa con un apparecchio nuovo e dalle emissioni inquinanti inferiori ed inizia subito a risparmiare!

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Quali saranno le agevolazioni fotovoltaico 2023?

Un breve excursus sulle prossime agevolazioni fotovoltaico 2023 che saranno in vigore anche il prossimo anno

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Il Superbonus ha avuto effetti incredibili sul settore della riqualificazione energetica. I prezzi dei materiali, diventati oramai introvabili, sono aumentati alle stelle e così sono stati in moltissimi a dover rinunciare ai lavori perché le tempistiche non permettevano di portarli a termine. A tutto questo dobbiamo sommare anche l’aumento dei prezzi dell’energia. Il conflitto tra Russia e Ucraina ha infatti avuto l’effetto di far aumentare le bollette di gas e luce con effetti nefasti per le famiglie italiane.

Il motivo per cui quindi sono in molti a rimanere interessati all’energia solare è quindi evidente: il risparmio. Se questo non dovesse essere sufficiente ricordiamo come, in nome di un processo di transizione energetica europeo, l’Italia abbia firmato accordi stringenti per la riduzione delle emissioni di CO2. Accordi che dovremo mantenere se non vogliamo incorrere in pesanti sanzioni.

Analizzato il contesto appare chiaro come, anche per il prossimo anno, dovranno essere in vigore delle agevolazioni fotovoltaico 2023. I bonus pannelli solari in vigore del prossimo anno saranno diversi grazie alle proroghe arrivate anche nel corso del 2022. Al momento non si vocifera di nessuna nuova agevolazione fotovoltaico 2023 ma fino al 31 dicembre di questo anno le cose potrebbero cambiare.

Abbiamo quindi pensato di riassumere brevemente quali possano essere le agevolazioni fiscali fotovoltaico 2023 partendo da quelle valide per questo anno qui di seguito.

Tutte le agevolazioni fotovoltaico 2023

Le agevolazioni fotovoltaico 2023 che saranno sicuramente in vigore, sono, al momento le medesime del 2022. Quella di prevedere strumenti di sostegno di questo tipo è però in realtà un’idea che risale a qualche anno fa, idea che poi è stata ripresa, modificata e migliorata. Sono oramai diversi anni che lo stato italiano ha introdotto le prime agevolazioni e che, puntualmente, con l’avvicinarsi della scadenza, proroga e modifica.

Ad esempio lo scorso anno, molte delle agevolazioni di cui parleremo tra poco, complice anche la crisi provocata dal coronavirus, sono state prorogate fino al 2024 dalla Legge di Bilancio 2022.

Fra le agevolazioni fotovoltaico 2023 vi sono quindi senza ombra di dubbio le seguenti: 

  • Superbonus 110%.
  • Ecobonus 50%;
  • Bonus Ristrutturazione;

Come funzionano le agevolazioni fotovoltaico 2023

L’art. 9 del Decreto Bollette, il DL 17/2022, convertito dalla legge 24/2022 ha introdotto una novità importantissima in merito agli impianti ad energia solare, In particolare questa novità è una semplificazione non indifferente: l’installazione di impianti solari, fotovoltaici e termici è adesso considerata come manutenzione ordinaria.

L’installazione di impianti fotovoltaici pertanto non è quindi subordinata all’acquisizione di permessi, autorizzazioni o atti amministrativi di assenso, ad eccezione degli immobili vincolati e di interesse pubblico. Fanno eccezione solamente gli interventi che vogliono usufruire del Superbonus 110% per i quali necessitano ancora diverse autorizzazioni.

Ecco dunque la lista delle agevolazioni fotovoltaico 2023.

Superbonus 110%

Iniziamo la nostra lista agevolazioni fotovoltaico 2023 con quella un po’ più complessa da ottenere. Più complessa ma anche la più vantaggiosa visto che ti permette di ottenere il rimborso, tramite credito d’imposta, del 110% della spesa sostenuta.

Ma perché ottenere il Superbonus nel 2023 è più difficile rispetto alle altre agevolazioni? Perché per farlo devi:

  • essere un condominio. Il limite ultimo per usufruire delle agevolazioni per una casa singola è infatti il 31 dicembre 2022. Per i condomini invece la scadenza è al 2025 anche se nel 2024 e nel 2025 la detrazione sarà minore;
  • l’installazione di un impianto fotovoltaico è un “intervento trainato”. Questo significa che il condominio dovrà eseguire almeno un intervento “trainante” per poter avere diritto alla detrazione del 110%. Clicca qui per saperne di più;
  • dovrai ottenere il miglioramento di almeno due classi energetiche dell’abitazione rispetto all’APE di inizio lavori. In alternativa dovrai ottenere il raggiungimento della classe energetica massima;
  • gli impianti fotovoltaici devono essere collegati alla rete elettrica nazionale e stipulare un contratto con il GSE – Gestore dei Servizi Energetici.

Anche in questo caso sono previsti dalla normativa dei massimali di spesa. In particolare questi sono:

  • di 48.000 euro per unità abitativa ovvero di 2.400 euro per ogni kw di potenza per gli impianti fotovoltaici;
  • di 48.000 euro per unità abitativa ovvero di 1.000 euro per ogni kw di capacità di accumulo per le batterie di accumulo.

Le agevolazioni fotovoltaico 2023 al 50%

L’ecobonus 50% può essere erogato in caso di installazione di un nuovo impianto di fotovoltaico con oppure senza un concomitante sistema di accumulo dell’energia. Questa agevolazione fotovoltaico 2023 non è nient’altro che una detrazione IRPEF che ammonta al 50% della spesa totale che hai sostenuto per l’installazione.

Essendo una detrazione fiscale potrai scegliere se optare per la sua detrazione in dichiarazione dei redditi in 10 anni fino al 50% dell’importo totale oppure optare per lo sconto in fattura. Questo significa che potrai godere subito della detrazione e spendere solo la metà per l’installazione dell’impianto fotovoltaico con o senza batterie di accumulo. Un vantaggio non indifferente visto che nell’altra maniera avresti comunque dovuto sborsare l’intero importo per poi recuperarne la metà in 10 anni.

Il massimale di spesa per questa agevolazione fotovoltaico 2023 è di 96.000€ per unità immobiliare. Ciò significa quindi che potrai detrarre un massimo di 48.000 € per ogni unità immobiliare che compone l’edificio. Inoltre, il termine ultimo per usufruire di questa possibilità è il 2024.

Rivolgiti a Valore Energia, per ottenere uno sconto del 50% sulla spesa totale in cambio dell’acquisizione del credito d’imposta spettante al beneficiario. In questo modo non solo potrai risparmiare sul costo dell’investimento, ma potrai anche risparmiare sul costo delle bollette!

Agevolazione impianto fotovoltaico 2023 tramite bonus ristrutturazione

Fra i bonus fotovoltaico 2023 di cui è possibile usufruire c’è anche il cosiddetto Bonus Casa o Bonus Ristrutturazione.

Si tratta di un’agevolazione fruibile sia dai proprietari che dagli inquilini o i comodatari e che riguarda tutti gli interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria oppure di ristrutturazione degli edifici. Essendo, dopo l’approvazione del decreto bollette, gli interventi di installazione di impianti fotovoltaici, considerati come manutenzione ordinaria, questi possono fruire di tale agevolazione.

Nella detrazione inoltre rientrano  tutte le spese necessarie a sostenere l’intervento di installazione dei pannelli solari. Questo significa che non è solo il costo dell’impianto a rientrarvi, ma anche le spese di installazione, manodopera, progettazione, perizie, sopralluoghi, iva e imposta di bollo.

Anche in questo è previsto un massimale di spesa per cui è possibile richiedere la detrazione che è di 96000 euro per unità immobiliare. Anche per il bonus Casa inoltre vale la possibilità di usufruire dello sconto in fattura anziché aspettare 10 anni per recuperare la cifra che hai investito.

Infine, la scadenza prevista per il bonus ristrutturazione è il 31 dicembre 2024 rendendolo di fatto una delle agevolazioni fotovoltaico 2023 che sarà sicuramente in essere il prossimo anno.

Valore energia la scelta giusta quando si parla di riqualificazione energetica

Se vuoi usufruire delle agevolazioni fotovoltaico 2023 il nostro consiglio è quello di affidarti a dei professionisti come noi per essere certo di ottenerlo. La nostra squadra di tecnici ed il nostro personale amministrativo, grazie all’esperienza ed al know-how accumulato in anni sul campo, sono diventati dei veri esperti in materia di detrazioni fiscali e credito d’imposta.

Affidarsi a Valore Energia significa infatti fruire della detrazione 50% fotovoltaico e accumulo in tempi brevi, anzi brevissimi!

Perché aspettare 10 anni per recuperare i tuoi soldi quando puoi farlo subito tramite uno sconto della metà dell’intero importo dei lavori senza anticipare nulla?

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Tutti i bonus fotovoltaico 2023: quali sono, come funzionano, come richiederli

Tutti i bonus fotovoltaico 2023: cosa sono, quali saranno in vigore, come funzionano, come richiederli

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Anche per il 2023 sono previste alcune agevolazioni per l’installazione di impianti fotovoltaici proprio come accade per l’anno attualmente in corso. Non si tratta quindi di un vero e proprio bonus fotovoltaico 2023 ma di una serie di misure introdotte dallo stato per l’efficientamento energetico degli edifici. Misure per l’efficientamento energetico che evidentemente riguardano anche gli impianti fotovoltaici.

Ma quali sono queste misure? Quali saranno in vigore anche il prossimo anno? Come funzionano?

Data la nostra pluriennale esperienza nel settore dell’efficienza energetica abbiamo deciso di fare il punto della situazione su tutti i bonus fotovoltaico 2023. D’altronde visti i tempi ed i continui rincari dell’energia, ricorrere al fotovoltaico potrebbe essere l’unica soluzione per abbattere per sempre i costi delle bollette.

E allora cosa aspetti? Continua a leggere il nostro approfondimento per scoprire tutti i bonus fotovoltaico 2023.

Tutti i bonus fotovoltaico 2023

I bonus fotovoltaico 2023 fanno in realtà parte di diverse agevolazioni fiscali introdotte dallo Stato Italiano in questi ultimi anni. Fra le agevolazioni che prevedono un bonus fotovoltaico 2023 vi sono senza dubbio le seguenti:

A ben vedere, i bonus fotovoltaico 2023 sono quindi i medesimi di cui è possibile usufruire in questo anno. Certo, da qui al 31 dicembre 2022 possono accadere ancora molte cose, ma siamo sicuri che questi bonus rimangano in vigore anche il prossimo anno anche perché molti di essi hanno la scadenza nel 2024.

Il nostro ottimismo è inoltre supportato dal fatto che queste tipologie di bonus, fin dalla loro introduzione, sono sempre stati prorogati, con o senza modifiche, nei pressi delle loro scadenze.

Inoltre, guardando al contesto Europeo, l’Italia ha sottoscritto degli accordi ben precisi per la riduzione di emissioni di CO2 entro il 2030. Riduzione che potrà avvenire solo ricorrendo sempre più alle energie rinnovabili. Infine, considerando i recenti aumenti del costo dell’energia, il fotovoltaico è una soluzione che fa gola a molti.

Come funzionano i bonus fotovoltaico 2023

L’art. 9 del Decreto Bollette, il DL 17/2022, convertito dalla legge 24/2022, ha stabilito che l’installazione di impianti solari, fotovoltaici e termici viene considerata manutenzione ordinaria (ne parliamo qui).

L’installazione di questi sistemi pertanto non è subordinata all’acquisizione di permessi, autorizzazioni o atti amministrativi di assenso, ad eccezione degli immobili vincolati e di interesse pubblico.

Tuttavia, quanto appena espresso, non vale per tutte le agevolazioni. Ad esempio per il Superbonus 110%, le autorizzazioni sono ancora necessarie.

Qui di seguito abbiamo cercato di riportare i dettagli delle principali agevolazioni per il fotovoltaico di cui potrai usufruire nel 2023.

Come ottenere l’eco-bonus fotovoltaico 2023 al 50%

L’ecobonus 50% può essere erogato in caso di installazione di un nuovo impianto di fotovoltaico con oppure senza un concomitante sistema di accumulo dell’energia. Si tratta sostanzialmente una detrazione IRPEF che ammonta al 50% della spesa totale che hai sostenuto per l’installazione.

Grazie all’introduzione dello sconto in fattura o della cessione del credito oggi puoi ottenere questo bonus fotovoltaico 2023 subito. Potrai quindi pagare un impianto fotovoltaico con o senza batterie di accumulo la metà del suo costo e non dovrai più attendere di recuperare il 50% della spesa in 10 anni tramite detrazione in dichiarazione dei redditi.

Ovviamente ci sono dei limiti massimi di spesa da rispettare se si vuole usufruire della detrazione. Il limite di spesa è fissato a € 96.000 per unità immobiliare. Ciò significa quindi che installando un impianto fotovoltaico con batterie di accumulo del valore di 96.000 Euro, potremo detrarre un massimo di 48.000 € per ogni unità immobiliare che compone l’edificio. Inoltre, il termine ultimo per usufruire di questa possibilità è il 2024.

Rivolgiti a Valore Energia, per ottenere uno sconto del 50% sulla spesa totale in cambio dell’acquisizione del credito d’imposta spettante al beneficiario. In questo modo non solo potrai risparmiare sul costo dell’investimento, ma potrai anche risparmiare sul costo delle bollette!

Agevolazione impianto fotovoltaico 2023 tramite bonus ristrutturazione

Fra i bonus fotovoltaico 2023 di cui è possibile usufruire c’è anche il cosiddetto Bonus Casa o Bonus Ristrutturazione. Questa agevolazione infatti riguarda tutti gli interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria oppure di ristrutturazione degli edifici. Ad effettuare questi interventi potranno essere sia i proprietari che gli inquilini o i comodatari.

Nel bonus ristrutturazione possono rientrare tutte le spese necessarie a sostenere l’intervento di installazione dei pannelli solari. Questo significa che non è solo il costo dell’impianto a rientrarvi, ma anche le spese di installazione, manodopera, progettazione, perizie, sopralluoghi, iva e imposta di bollo.

Anche in questo caso vi è un massimale di spesa: 96000 euro per unità immobiliare. La detrazione fiscale cui avresti diritto ammonta al 50% ed è recuperabile in 10 anni. Anche in questo caso, grazie allo sconto in fattura, i lavori che potresti sostenere ti costeranno solo la metà.

Infine, la scadenza prevista per il bonus ristrutturazione è il 31 dicembre 2024 rendendolo di fatto uno dei bonus fotovoltaico 2023.

Superbonus 110%

Anche il Superbonus 110% prevede l’installazione di impianti fotovoltaici: grazie a questa misura è possibile ottenere il rimborso, tramite credito d’imposta, del 110% della spesa sostenuta.

Ottenere l’agevolazione tramite il Superbonus però è forse un po’ più complicato: Per farlo devi sapere che:

  • nel 2023 solo i condomini potranno ottenere questa agevolazione per l’installazione di impianti fotovoltaici pari al 110%. La detrazione rimarrà valida fino al 2025 è vero, ma l’aliquota di detrazione sarà minore;
  • l’installazione di un impianto fotovoltaico è un “intervento trainato”. Questo significa che il condominio dovrà eseguire almeno un intervento “trainante” per poter avere diritto alla detrazione del 110%;
  • ad intervento completato dovrai ottenere il miglioramento di almeno due classi energetiche dell’abitazione rispetto all’APE di inizio lavori. In alternativa dovrai ottenere il raggiungimento della classe energetica massima;
  • gli impianti fotovoltaici devono essere collegati alla rete elettrica nazionale e stipulare un contratto con il GSE – Gestore dei Servizi Energetici.

Anche in questo caso sono previsti dalla normativa dei massimali di spesa. In particolare questi sono:

  • di 48.000 euro per unità abitativa ovvero di 2.400 euro per ogni kw di potenza per gli impianti fotovoltaici;
  • di 48.000 euro per unità abitativa ovvero di 1.000 euro per ogni kw di capacità di accumulo per le batterie di accumulo.

Valore energia la scelta giusta quando si parla di riqualificazione energetica

Se vuoi usufruire dei bonus fotovoltaico 2023 il nostro consiglio è quello di affidarti a dei professionisti come noi per essere certo di ottenerlo. La nostra squadra di tecnici ed il nostro personale amministrativo, grazie all’esperienza ed al know-how accumulato in anni sul campo, sono diventati dei veri esperti in materia di detrazioni fiscali e credito d’imposta.

Affidarsi a Valore Energia significa infatti fruire della detrazione 50% fotovoltaico e accumulo in tempi brevi, anzi brevissimi!

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Sblocco cessione del credito possibile anche per quelli precedenti al 1 maggio 2022

Approvato alla Camera dei Deputati il decreto semplificazioni che prevede lo sblocco cessione del credito

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Nella giornata di ieri, 27 luglio 2022, è stato approvato alla Camera dei Deputati il decreto semplificazioni (ne parliamo meglio qui). Sembra quindi che il governo dimissionario abbia tutta l’intenzione di mantenere le promesse fatte da Mario Draghi nel suo ultimo discorso al Senato. In questo discorso aveva sottolineato la sua volontà di sbloccare la cessione dei vecchi crediti fiscali incagliati relativi al Superbonus 110% . Una volontà, quella relativa allo sblocco cessione del credito, che sembra possa essere rispettata, salvo repentini capovolgimenti di fronte.

C’è stato infatti proprio ieri il si della camera ad un emendamento al decreto legge sulle semplificazioni fiscali che elimina la data del 1° maggio 2022 come termine dal quale far decorrere le cessioni facilitate dei bonus introdotte nel decreto legge 50/2022. Adesso la palla passa in mano al Senato che dovrebbe approvare il decreto entro il prossimo 20 agosto.

Ma cosa prevede in dettaglio la misura che porterebbe allo sblocco cessione del credito?

Abbiamo fatto il punto della situazione qui di seguito insieme ai nostri esperti.

Cosa prevede l’emendamento al DL semplificazioni per lo sblocco dei crediti d’imposta?

L’emendamento al DL Semplificazioni corregge un’incongruenza dello stesso decreto legge 50/2022. Questo decreto infatti prevedeva che le nuove condizioni facilitate del credito potessero essere applicate a tutte le cessioni mentre dall’altra veniva introdotto un limite temporale, dal primo maggio in poi.

In sostanza quindi le cessioni dei crediti erano da una parte sempre consentite alle banche a favore di tutte le imprese e professionisti propri correntisti o soggetti diversi da consumatori e utenti. Dove per “sempre consentite” si faceva riferimento al fatto che lo sblocco cessione del credito fosse valido

anche alle cessioni e agli sconti in fattura comunicati all’Agenzia delle entrate prima della data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

Dall’altra parte però (comma 3 dell’articolo 57) lo stesso decreto stabiliva che tale cessione semplificata potesse essere applicata solo alle comunicazioni di cessione del credito pervenute all’Agenzia delle entrate a partire dal 1° maggio 2022.

Ciò quindi avrebbe significato un’esclusione per tutte le cessioni di crediti o sconti in fattura comunicati all’Agenzia delle entrate prima del 1° maggio 2022.

Il nuovo emendamento al DL Semplificazioni approvato il 27 luglio 2022 invece elimina questa data . In questo modo riammette al regime facilitato in favore di partite Iva e professionisti i vecchi crediti. E’ proprio per questo motivo che si parla di sblocco cessione credito.

Le difficoltà dell’approvazione della norma

L’approvazione dell’emendamento per lo sblocco cessione credito d’imposta è stata una sorpresa rispetto alle previsioni. Un’approvazione rapida e blindata in Aula che è stata resa possibile anche dal divieto, per il Governo, di apporre la fiducia nel nuovo regime di Camere sciolte. Tuttavia questa appena affrontata non è l’unica motivazione dietro all’emendamento sullo sblocco cessione del credito.

A sorprendere è stato infatti anche il consenso unanime delle forze politiche sulle correzioni. Consenso facilmente desumibile visti anche i risultati con cui i deputati hanno approvata il DL Semplificazioni: 355 voti a favore, 31 contrari ed 11 astenuti.

Un consenso tanto più sorprendente se si considera che la votazione non era solo sul singolo emendamento sullo sblocco cessione del credito d’imposta. La camera ha infatti votato un vero e proprio pacchetto di misure che ha avuto l’effetto di suddividere il prossimo decreto legge Aiuti-Bis in due pacchetti più leggeri. Suddivisione che può facilitare il lavoro del Governo nell’approvazione di entrambe le misure. Decreto Legge di cui non mancheremo certo di parlare fra queste pagine.

Conclusioni

La misura approvata ieri può portare ad un concreto sblocco cessione credito d’imposta oltre che gli sconti in fattura. Solo così è infatti possibile provare a rimettere in moto la macchina del Superbonus a sostegno dell’edilizia. Macchina che, se non rimessa in moto, potrebbe portare, secondo CNA, al fallimento di circa 30mila imprese. Si parla infatti di circa 13,5 miliardi di euro di crediti d’imposta bloccati.

Certo, lo sblocco cessione dei crediti d’imposta non è considerato risolutivo da tutti. I problemi legati al Superbonus che si sono stratificati in questo periodo sono infatti molti e il decreto da solo è insufficiente a risolverli (ne parliamo qui). Tuttavia sono molti i professionisti e le imprese che stanno attendendo l’effettiva entrata in vigore dello sblocco dei crediti d’imposta per poterli vendere sul mercato dei bonus e quindi monetizzarli.

Con l’emendamento (inizialmente voluto da tutte le forze politiche e sostenuto anche dal Governo), i deputati hanno dunque posto rimedio a un errore, forse non del tutto causale, emerso all’indomani dell’approvazione del decreto Aiuti.

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Superbonus e decreto semplificazioni: ecco lo sblocco dei crediti d’imposta

Superbonus e decreto Semplificazioni: cosa cambia adesso? C’è stato o no il tanto atteso sblocco dei crediti d’imposta?

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In questi ultimi mesi la situazione del comparto edilizio è stata ricca di sconvolgimenti, soprattutto per quanto riguarda il superbonus 110%. La normativa infatti ha subito numerose modifiche che hanno avuto come effetto quello di bloccare il meccanismo della cessione dei crediti d’imposta. Molte imprese si sono così trovate in seria difficoltà: non potendo cedere i crediti maturati, non possono trasformarli in denaro per la loro attività.

La conversione in legge del decreto aiuti non ha migliorato di molto la situazione (ne parliamo meglio qui). La legge aveva previsto si un ampliamento della cessione del credito, ma solo per le domande pervenute dopo il 1 maggio 2022. L’ampliamento in questione riguardava la possibilità per le banche di crediti ai loro correntisti business (professionisti, imprese, partite IVA). I crediti comunicati fino al 30 aprile 2022 non avrebbero potuto quindi usufruire di questa possibilità.

Il dimissionario governo Draghi aveva però un asso nella manica prevedendo modifiche al superbonus tramite decreto semplificazioni approvato il 27 luglio 2022. Ma cosa cambia al superbonus e decreto semplificazioni?

Abbiamo cercato di fare il punto della situazione qui di seguito.

Superbonus e decreto semplificazioni

Il decreto semplificazioni è stato approvate dalla Camera con con 355 voti a favore, 31 contrari ed 11 astenuti. L’approvazione ha però portato con sé anche alcuni emendamenti di modifica a superbonus e decreto semplificazioni. Sono proprio questi emendamenti a rendere possibile lo sblocco dei crediti.

La grande novità è infatti l’eliminazione della data del 1° maggio 2022 come termine dal quale far decorrere le cessioni dei crediti. In questo modo tutti i crediti d’imposta acquistati dalle banche tornerebbero ad essere cedibili, anche quelli comunicati al fisco prima della data in oggetto. In questo modo le recenti modifiche a superbonus e decreto semplificazioni sbloccherebbero i credi che rischiavano seriamente di rimanere bloccati.

Abbiamo usato il condizionale perché il decreto semplificazioni è stato approvato solo alla Camera dei Deputati. Adesso la palla balza in mano al Senato che dovrà convertirlo definitivamente in legge entro il 20 agosto.

Quante risorse saranno sbloccate con l’approvazione del decreto sempliicazioni?

Le modifiche a superbonus e decreto semplificazioni sono necessarie oltre che urgenti visti i numeri che riguardano la maxi agevolazione del 110%.

Basti pensare che, secondo le stime dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) dal 1° luglio 2021 al 31 maggio 2022 sono stati avviati circa 150.000 interventi per 27 miliardi. Di questi almeno la metà sarebbe a rischio di monetizzazione, quindi parliamo di un rischio pari a circa 13,5 miliardi.

Secondo CNA sono 30mila le imprese a rischio

Dario Costantini, presidente della CNA ha rilasciato da poco le seguenti dichiarazioni al termine dell’incontro con il Governo avvenuto lo scorso 26 luglio.

“Il Superbonus per 30mila imprese è questione di vita o di morte. Abbiamo chiesto che alle imprese che hanno già fatto i lavori e che hanno già anticipato i soldi vengano riconosciuti questi soldi, perché parliamo di decine di migliaia di imprese che vanno incontro alla chiusura.”

E’ quindi prioritario che il governo attualmente in carica proceda con strumenti di urgenza, vista le prossime elezioni di settembre, a trovare una soluzione definita in merito a Superbonus e decreto semplificazioni.

Le altre novità su superbonus e decreto semplificazioni

Le modifiche a superbonus e decreto semplificazioni non riguardano solamente lo sblocco dei crediti d’imposta. Tra queste infatti figurano anche l’abrogazione del vincolo de minimis per i crediti d’imposta per energia elettrica e gas e nuove soglie di allerta per la crisi d’impresa. Novità, infine, per gli enti del Terzo settore. Vediamole brevemente qui di seguito:

  • Soglie di allerta per la crisi d’impresa: nuovo obbligo di segnalazione dell’Agenzia delle Entrate n presenza di un debito scaduto e non versato relativo all’IVA, di importo superiore a 5.000 euro e, comunque, non inferiore al 10% dell’ammontare del volume d’affari risultante dalla dichiarazione relativa all’anno d’imposta precedente. La segnalazione sarà, in ogni caso, inviata, quando il debito è superiore a 20.000 euro.
  • Le novità per gli enti del terzo sono 2. La prima è l’aumento dal 5 al 6% della soglia di ricavi, per non oltre tre periodi consecutivi (invece degli attuali due), per non passare a esercizio commerciale. La seconda è  la proroga al 31 dicembre 2022 del termine per le ONLUS, le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale per adeguare gli statuti alle disposizioni inderogabili del Codice del Terzo Settore (D.lgs. 117/2017) con la procedura semplificata di approvazione in assemblea ordinaria.
  • Abrogato l’obbligo annuale di conservazione sostitutiva digitale dei registri contabili tenuti con sistemi elettronici.
  • L’Aula ha approvato anche un emendamento per non vincolare la fruizione dei crediti di imposta per il secondo trimestre per imprese gasivore, non gasivore e non energivore al regime del “de minimis”.

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Cessione del credito superbonus: cosa accadrà dopo il DL Aiuti?

I possibili scenari aperti sulla cessione del credito superbonus dopo la conversione in legge del Decreto Aiuti. Si andrà verso lo sblocco dei crediti oppure no?

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In questi ultimi mesi, il comparto dell’edilizia ha sperato a lungo che qualcosa cambiasse per quanto riguarda la cessione del credito superbonus. Il DL aiuti, dopo essere stato convertito in legge e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, aveva contribuito a riaccendere questa speranza. Tuttavia, il testo del decreto non ha soddisfatto appieno gli imprenditori edili che da qualche giorno vivono con l’ansia del futuro.

Ma cosa è cambiato dopo la conversione in legge del DL Aiuti Bis sulla cessione del credito superbonus? Quali sono gli scenari futuri che si stanno aprendo o che si potrebbero aprire in questi giorni?

Abbiamo cercato di rispondere a queste domande insieme ai nostri esperti qui di seguito.

Cessione del credito superbonus cosa è successo con il Decreto Aiuti?

La conversione in legge del Decreto aiuti ha introdotto due importanti novità:

  • la proroga della scadenza del superbonus 110% per le unifamiliari al 30 settembre 2022 a patto che abbiano effettuato almeno il 30% dei lavori,
  • la nuova possibilità di cessione del credito superbonus. In particolare questa novità prevede che le banche possano cedere i crediti ai loro correntisti business (professionisti, imprese, partite IVA).

Queste novità però sono state accolte senza troppo entusiasmo da chi, oramai da diversi mesi attende quei cambiamenti che gli consentano di cedere il credito indiretto maturato a seguito di sconto in fattura. Insomma, lo sblocco dei crediti non è arrivato, una grave problematica che già si aggiunge alle numerose problematiche del superbonus 110.

La nuova cessione potrà essere applicata solo ai crediti d’imposta comunicate sulla piattaforma dell’Agenzia delle Entrate a partire dall’1 maggio 2022. Ciò che abbiamo appena spiegato significa per le cessioni comunicate fino al 30 aprile 2022 restano in vigore i regimi transitori generati dai Decreti Legge che hanno modificato la cessione del credito. Quelle successive, dal 1 maggio 2022, potranno invece godere delle nove regole del Decreto Aiuti. Tuttavia rimane tutta da verificare la possibilità, per le banche, di destinare dei fondi aggiuntivi da dedicare all’acquisto dei crediti fiscali.

Cosa accadrà al Superbonus 110% dopo il Decreto aiuti?

Le dimissioni del Presidente del Consiglio Mario Draghi e del suo Governo, con il conseguente scioglimento delle camere, hanno contribuito a complicare, e non di poco, la situazione.

In questo contesto è dunque lecito chiedersi se sarà possibile trovare una soluzione al blocco dei crediti edilizi nel più breve tempo possibile. La risposta a questo quesito, in realtà, non è affatto semplice. Per rispondere infatti è prima necessario capire quali siano le reali possibilità legislative di un Governo dimissionario e un Parlamento sciolto.

Tuttavia non tutto è perduto in quanto il governo, come riportato da una nota del Quirinale: “rimane in carica per il disbrigo degli affari correnti“. Una considerazione che vale anche per il Parlamento, che può comunque continuare ad operare dando precedenza alla conversione in legge dei provvedimenti d’urgenza del Governo. In sostanza, Montecitorio, non potrà più discutere progetti e disegni di legge, una situazione che a dir la verità è già in atto da diverso tempo considerato che negli ultimi tempi il parlamento si è occupato prevalentemente di convertire in legge i Decreti Legge emanati dal Governo.

Gli intenti del Governo fino allo scioglimento delle camere

In considerazione che le elezioni sono state indette per il 25 settembre 2022 c’è anche un altro aspetto da prendere in esame. L’aspetto in questione può essere riassunto con una domanda: “Si riuscirà a trovare una soluzione al blocco dei crediti edilizi nel più breve tempo possibile?”. Per fortuna, modificare la cessione del credito superbonus per consentire lo sblocco dei crediti è ancora possibile.

Prendiamo a questo proposito in esame alcune ipotesi che partono dalle ultime dichiarazioni del Presidente del Consiglio Draghi alla Camera dei Deputati:

  •  “Per quanto riguarda le misure per l’efficientamento energetico e più in generale i bonus per l’edilizia intendiamo affrontare le criticità nella cessione dei crediti fiscali, ma al contempo ridurre la generosità dei contributi”;

“Voi sapete cosa ho sempre pensato il problema non è il superbonus ma il meccanismo di cessione. Chi ha disegnato quel meccanismo senza discrimine e senza discernimento è colpevole di questa situazione in cui migliaia di imprese stanno aspettando i crediti. Ora, bisogna riparare al malfatto, bisogna far uscire dal pasticcio quelle migliaia di imprese che si trovano in difficoltà”.

Nell intenzioni del premier quindi, almeno a giudicare dalle sue dichiarazioni, c’è la volontà di trovare una soluzione che porti allo sblocco della cessione del credito superbonus prima della fine del governo.

Modifiche possibili alla cessione del credito superbonus per lo sblocco dei crediti

Modificare la cessione del credito superbonus in modo da permettere lo sblocco dei crediti è quindi, almeno in teoria, possibile. Per renderlo tale però è necessario che queste affermazioni appena riportate passino da un Decreto Legge emanato d’urgenza che preveda:

  • l’abrogazione dell’art. 57, comma 3 del Decreto Aiuti, in modo da verificare se le nuove aperture sortiscano degli effetti sul blocco dei crediti fiscali.
  • la proroga dell’orizzonte temporale per tutti i soggetti beneficiari ma con aliquote crescenti e con vincolo di utilizzo del bonus sulla prima casa.

Queste sono soluzioni che potrebbero senza dubbio semplificare l’iter della cessione del credito superbonus con conseguente sblocco dei crediti. Soluzioni che devono essere percorse, non tanto per una questione politica, ma perché ce n’è davvero bisogno. L’edilizia tutta infatti è in forte difficoltà e sono molte le imprese a rischiare di chiudere nei prossimi mesi.

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Conversione DL Aiuti e Superbonus: cosa cambia?

Con la conversione in legge del DL Aiuti il Superbonus cambia ancora: in arrivo novità con sulla cessione del credito e una nuova proroga per i lavori sulle unifamiliari. Novità anche su bollette e rottamazione cartelle

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La conversione del DL Aiuti, almeno secondo la Camera dei deputati, può considerarsi una pratica chiusa. Sono stati infatti 410 i voti favorevoli contro i 49 voti contrari con i quali è stata approvata la fiducia al governo appunto sulla conversione del DL Aiuti. Certo, ancora è presto per tirare un sospiro di sollievo, il sipario infatti calerà solo quando il Senato lo approverà definitivamente. Un passaggio che in ogni caso dovrà comunque avvenire entro il 16 luglio.

Ma perché è così attesa questa conversione in legge del DL Aiuti? Quali sono le novità che dovrebbe portare?

Alle novità già previste dal testo del decreto legge n. 50 del 17 maggio 2022, si affiancheranno le nuove modifiche in materia di cessione del credito introdotte nel corso dei lavori per la conversione DL Aiuti.

Novità che riguarderanno le banche, e che puntano a sbloccare il mercato delle cessioni (abbiamo parlato della situazione di questo mercato qui). Manca invece un’apertura sulla possibile proroga del superbonus oltre le scadenze ad oggi previste, tra cui la prima del 30 settembre 2022 per i lavori sulle unifamiliari.

Abbiamo cercato di fare il punto della situazione insieme ai nostri esperti qui di seguito.

Cosa cambia per il Superbonus con la conversione del DL Aiuti

Il Superbonus è diventato un vero e proprio elemento di scontro tra Governo e Forze di maggioranza. Uno scontro che si risolverà anche questa volta con nuove modifiche alla normativa dopo la conversione del DL Aiuti. Dl che, ricordiamolo, è già stato approvato alla Camera dei Deputati.

Nuova cessione del credito

La modifica principale riguarda ancora una volta il meccanismo cella cessione del credito d’imposta. Il fine è quello di sbloccare, almeno ci auguriamo, la mole di somme che al momento è rimasta bloccata nei Cassetti Fiscali. I principali istituti di credito, non avendo più acquistato tali crediti infatti hanno determinato l’impossibilità per le aziende esecutrici dei lavori di monetizzarli, provocando un enorme crisi del settore.

La modifica in questione in realtà era già contenuta nel decreto legge n. 50 del 17 maggio scorso. Il testo apriva alla possibilità che il Governo allargasse le maglie della cessione del credito. Nel testo era infatti prevista la possibilità di trasferire in ogni momento le somme acquisite verso specifici soggetti, ossia clienti professionali privati titolari con la stessa di contratto di conto corrente e la banca capogruppo. Questo meccanismo quindi aprirebbe quindi al trasferimento verso le imprese in possesso di specifici requisiti in materia di bilancio, fatturato e fondi propri.

La legge di conversione del DL Aiuti renderà però ulteriormente meno vincolante la selezione da parte delle banche. L’articolo 14 di questa nuova legge di conversione infatti prevede che sarà sempre consentita la cessione a favore di soggetti diversi dai consumatori o utenti, che abbiano stipulato un contratto di conto corrente con la banca stessa, così come con la banca capogruppo. Inoltre stabilisce che il cessionario non potrà in ogni caso cedere a sua volta le somme acquisite da parte della banca.

Tali novità si applicheranno anche in via retroattiva:

“anche alle cessioni o agli sconti in fattura comunicati all’Agenzia delle Entrate prima della data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, fermo restando il limite massimo delle cessioni di cui all’articolo 121, comma 1, lettere a) e b), del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77”

Proroga Superbonus al 30 settembre 2022 per unifamiliari

Il Ministero dell’Economia, almeno per il momento, chiude a qualsiasi ipotesi di proroga della detrazione del 110 per cento. Tuttavia, la conversione del DL Aiuti confermerà la riscrittura del calendario delle scadenze.

In particolare, è previsto un nuovo termine per accedere alla detrazione del 110 per cento per i lavori sulle abitazioni uni familiari. Sarà possibile accedervi per tutte le spese sostenute entro il 31 dicembre 2022, a patto di effettuare lavori pari almeno al 30 per cento dell’intervento complessivo alla data del 30 settembre. Di fatto quindi la conversione del Decreto Aiuti concede tre mesi di tempo in più ai contribuenti consentendogli più tempo per completare i lavori entro la fine dell’anno.

Vengono inoltre confermate le modalità semplificate di verifica del requisito del 30 per cento dei lavori eseguiti. In particolare il SAL minimo da perfezionare entro la nuova scadenza del 30 settembre 2022 riguarderà l’intervento complessivo, e quindi il contribuente potrà scegliere di includervi anche lavori diversi da quelli rientranti nel superbonus.

Novità per quanto riguarda le bollette e la rottamazione delle cartelle esattoriali

Oltre alle misure già adottate per limitare gli effetti del carobollette, è stata semplificata l’istallazione di pannelli solari sia per quanto riguarda le imprese che gli edifici abitativi. Inoltre, tra le altre novità in arrivo c’è anche la possibilità per provincie e comuni di attingere ai fondi incamerati con le multe e con i parcheggi per saldare le bollette delle strutture pubbliche. In particolare, si potrebbero saldare le spese relative all’illuminazione di scuole, impianti sportivi ecc. Eventuali avanzi di gestione provenienti dai bilanci del 2020 e del 2021 invece potranno essere adoperati per tagliare la Tari, la tassa sui rifiuti.

Prevista anche una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali che dà maggiore respiro. Il limite per chiedere il pagamento delle cartelle in 10 anni sale a 120mila euro (al posto dei 60mila previsti). Nuove scadenze anche per il piano di rateizzazione che decade non più dopo il mancato pagamento di cinque rate, ma di otto.

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