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Cilas superbonus: per i condomini c’è tempo fino al 25 novembre 2022

Cilas superbonus: per i condomini c’è tempo fino al 25 novembre 2022 per usufruire dell’aliquota del 110%. Ecco come cambierà la normativa dopo il Decreto Aiuti Quater

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Il Decreto Aiuti Quater si appresta a cambiare profondamente la normativa del Superbonus, ne parliamo anche qui.

Tra le novità più importanti del decreto Aiuti Quater spicca senza dubbio l’addio alla maxi-detrazione al 110% per il prossimo anno. Una rivoluzione annunciata da tempo ma che è arrivata molto prima di quanto previsto. In effetti, ci si aspettava che questa novità entrasse in vigore solo dopo l’approvazione della Legge di Bilancio 2023. Le modifiche sostanziali varate dal governo Meloni sono state infatti approvate lo scorso 10 novembre e tra queste figura appunto la riduzione del bonus dal 110 al 90% a partire dal 1° gennaio 2023.

Ma le novità non si fermano di certo qui. Il novo decreto infatti introduce un regime transitorio di validità dell’aliquota del 110 % ed altre nuove regole per il 2023. Tra queste nuove regole spicca quella per la Clias superbonus per i condomini che avranno tempo di depositarla fino al 25 novembre se vogliono ottenere la maxi-detrazione. Oltre alla Cilas superbonus sono inoltre previsti nuovi limiti di reddito per accedere alla detrazione.

Abbiamo deciso di riassumere qui di seguito tutto quelle che c’è da sapere sulle novità approvate dall’esecutivo.

Il Superbonus scende dal 110% al 90% per i condomini

Per i condomìni, gli edifici composti da 2 a 4 unità, il decreto Aiuti Quater anticipa anticipa dal 31 dicembre 2023 al 31 dicembre 2022 la scadenza del 110%. In altre parole, l’aliquota della detrazione fiscale ammonterà al 90% a partire dal 1° gennaio 2023.

Nessuna modifica invece per quanto riguarda i successivi abbassamenti dell’aliquota di detrazione. Rimane confermata quella del 70% dal 1 gennaio fino al 31 dicembre 2024 e quella del 65% dal 1 gennaio fino 31 dicembre 2025. L’aliquota rimarrà al 110% fino al 2025 invece per tutti gli interventi realizzati dalle Onlus sulle strutture sociosanitarie. Precisiamo però che potranno accedere alla detrazione del 110% i condomini che presentino la Cilas superbonus entro il 25 novembre 2022 come specifichiamo più avanti.

Come cambia il superbonus per le villette

Novità in arrivo anche per quanto riguarda gli edifici unifamiliari. I proprietari delle villette dovranno anche rispettare i seguenti requisiti per avere accesso alla nuova detrazione al 90% per tutto il 2023:

  • i lavori possono essere effettuati solo sulla prima casa per poter richiedere il superbonus;
  • i richiedenti devono avere un reddito inferiore a 15mila euro annui, cifra che viene innalzata in base al quoziente familiare.

A questo proposito, la premier Giorgia Meloni si è espressa così in conferenza stampa:

“Abbiamo introdotto un principio sui redditi medio bassi che saranno calcolati non in base al tradizionale Isee ma in base alla composizione del nucleo familiare, in questa norma c’è un primo accenno di quoziente familiare”,

Per le villette unifamiliari rimane valida la detrazione del 110% fino al 31 marzo 2023 a patto che si rispetti una condizione fondamentale. Per accedere al 110% di detrazione infatti i richiedenti dovranno infatti aver completato il 30 per cento dei lavori entro il 30 settembre 2022.

Superbonus: la data del 25 novembre per la Cilas Superbonus

Se per il 2023 il quadro è abbastanza chiaro, resta da sciogliere il mistero su cosa accada fino alla fine del 2022. Per questo il Governo ha introdotto un regime transitorio in cui la detrazione rimarrà invariata per coloro che riusciranno a presentare la Cilas Superbonus entro il 25 novembre 2022. I condomini però dovranno anche aver già deliberato l’approvazione dell’esecuzione dei lavori. 

La regolare della presentazione della Cilas Superbonus è stata però duramente contestata dagli addetti ai lavori. Secondo Federica Brancaccio, presidente Ance – Associazione nazionale costruttori edili a Radio 24 Mattino, la modifica introdotta dal Governo:

 “blocca tutto, ma non è solo per le imprese ma quello che genera nelle famiglie, nei condomini, e potenziali, direi quasi certi, contenziosi, perché quando si mette la data del 25 novembre per la presentazione della comunicazione di inizio lavori, la comunicazione di inizio lavoro è l’ultimo atto di un lungo percorso nel quale si è fatto uno studio di pre-fattibilità, un progetto, tutto questo chi lo paga? Quello che arriva al pubblico è la sfiducia nella misura, penalizzando i condomini più disagiati che sono quelli che sono partiti per ultimi”.

La cessione dei crediti

Le misure approvate la settimana scorsa dal Governo non toccano il nodo della cessione dei crediti, che dunque rimangono bloccati.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha promesso però un rapido intervento in questa questione visto che a tutti gli effetti si tratta di un problema che ricade sulle spalle di molte imprese. In particolare ha rassicurato che il Governo sta definendo una via di uscita rispetto alla situazione attuale in merito allo stock di crediti d’imposta esistenti. Inoltre, il ministro ha poi sottolineato:

 “La cessione del credito è una possibilità, non un diritto. Tutti coloro che da ora ne vogliono usufruire hanno la certezza di potere usufruire della detrazione dei crediti dai redditi ma non possono avere la certezza che si trovi una banca o istituzione che li accetti. È passata l’idea che il credito d’imposta sia sostanzialmente moneta ma non è così, quindi chi deve fare un investimento deve valutare se l’impresa costruttrice o la banca sia disponibile a riconoscere il credito perché se non è così bisogna calcolare il progetto d’investimento in diverso modo”.

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Responsabilità solidale alleggerita per la cessione del credito

La conversione del Decreto Aiuti-bis ha portato in dote una nuova responsabilità solidale attenuata per la cessione del credito

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Lo scorso 13 settembre 2022 il Senato ha approvato una modifica importante in materia del superbonus. La modifica ha aperto la strada alla responsabilità solidale attenuata dei cessionari dei crediti fiscali riconducibili ai bonus edilizi. La responsabilità solidale dei cedenti/cessionari si configurerà infatti solo in caso di dolo e colpa grave per i crediti relativi ai lavori successivi all’inserimento dell’asseverazione obbligatoria (cioè al DL Antifrodi, 157/2021).

Fra questi soggetti rientrano anche le banche e questa è una cosa importante. La responsabilità solidale è infatti la causa principale dello stop all’acquisto dei crediti d’imposta maturati dalle imprese edili da parte delle banche. Sbloccando la possibilità di acquisto di questi crediti, le aziende che svolgono i lavori con i bonus edilizi, possono tornare a lavorare. Liquidare il credito d’imposta alle imprese è infatti fondamentale per fare in modo che esse possano proseguire i lavori sui cantieri come abbiamo cercato di spiegare qui.

Possiamo quindi affermare che alla fine, dopo l’allargamento delle maglie della cessione del credito (DL Semplificazioni), arriva anche il ritorno al passato sulla responsabilità solidale. Le richieste di operatori e professionisti sono state quindi accolte dal Senato in sede di conversione del DL Aiuti Bis (115/2022). Nel testo del decreto infatti spicca l’introduzione dell’art.33-bis, rubricato “Semplificazioni in materia di cessione dei crediti ai sensi dell’articolo 121, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77”.

Ma cosa è la responsabilità solidale di preciso? Perché le banche potevano essere considerate responsabili dell’acquisto di crediti fasulli? Quali sono i nuovi cambiamenti apportati dal Decreto Aiuti Bis? 

Abbiamo cercato di rispondere a queste domande in maniera approfondita qui di seguito.

Cos’è la responsabilità solidale per la cessione del credito?

Prima di proseguire oltre, riteniamo sia opportuno chiarire una volta per tutte cosa sia la responsabilità solidale per la cessione del credito d’imposta. Una responsabilità particolare, salita agli onori delle cronache dopo la pubblicazione della Circolare 23 del 23 giugno scorso dell’Agenzia delle Entrate.

In questa circolare, il Fisco, ha evidenziato che il cessionario avrebbe dovuto controllare i documenti presentati per la cessione del credito in maniera diligente. In caso di mancata diligenza scatterebbero dei controlli non solo nei confronti del contribuente che aveva ceduto il credito (in primis chi ha realizzato i lavori) ma anche del soggetto che ha acquistato il credito (per lo più banche).

Qualora il Fisco trovasse delle incongruenze avrebbe il potere di sequestrare la cifra corrispondente maturata dall’azienda o acquistata dalla banca nel relativo cassetto fiscale.

Ma quali sono i criteri da seguire per questa verifica diligente?

A tutti gli effetti, come stiamo per spiegare, è proprio questo il vero nodo della questione della responsabilità solidale.

I criteri per la verifica diligente

La verifica diligente dovrà quindi seguire una serie di regole stringenti individuate dalla stessa circolare. Alcune di queste regole sono però parse fin da subito fuori luogo.

  • Tra queste regole spicca la verifica della coerenza tra il valore iniziale dell’immobile e il costo dei lavori. Spesso infatti, gli interventi sostenuti dai richiedenti la maxi-detrazione, hanno riguardato la radicale trasformazione, attraverso l’efficientamento energetico e il miglioramento sismico, di veri e propri ruderi. In casi come questo appare evidente che la differenza tra il valore economico di partenza dell’immobile e la spesa necessaria per migliorarlo è spropositata.
  • Un’altra regola che ha creato problemi è la verifica della congruenza patrimoniale tra il valore dei lavori e la situazione reddituale e patrimoniale dei beneficiari. Da ciò si deduce che le banche, ogni volta che acquistano un credito d’imposta, devono verificare che i crediti d’imposta detenuti da un’impresa siano adeguati al volume d’affari della stessa. Ma come fanno a definire questa adeguatezza? La realtà dei fatti è che non esistono linee guida specifiche in merito. Per questo c’è il rischio concreto è che un domani, il Fisco giudichi questi criteri sbagliati e che quindi sequestri queste somme nei cassetti fiscali.

Questi che abbiamo appena elencato sono quindi i motivi per cui, con la responsabilità solidale è stato di fatto bloccato il meccanismo della cessione del credito d’imposta. A nulla è valso aver concesso la possibilità agli istituti di credito di cedere il credito anche ai propri correntisti titolari di Partita IVA per porre rimedio.

D’altro canto, chi acquisterebbe dalle banche un credito fiscale con il rischio di dover poi rispondere di eventuali irregolarità commesse da altri? Così, la possibilità concessa alle banche di liberarsi dei crediti che avevano acquistato non è mai decollata bloccando anche la possibilità di acquisirne di nuovi.

I contenuti del DL Aiuti Bis sulla responsabilità solidale in dettaglio

Con il DL Aiuti bis quindi, la responsabilità solidale dei cessionari è notevolmente ridotta ed alleggerita ma non scompare. Precisiamo infatti che, chi acquista il credito può essere chiamato in causa nel caso in cui risulti complice del cedente nel non rispettare le regole.

Esaminando il decreto in dettaglio emerge anche che:

  • è abolita la responsabilità solidale, in ogni caso, per i cessionari di crediti derivanti dal Superbonus e per i cessionari dei crediti collegati ad altri bonus edilizi se generati dopo l’entrata in vigore del DL Antifrodi (si ripristina il ‘vecchio’ art.121 comma 6 del DL 34/2020);
  • per i crediti precedenti a tale data, la responsabilità solidale è abolita solo in presenza di asseverazione e a condizione che il cedente coincida con il fornitore e sia un soggetto diverso da banche e istituti finanziari. Il cedente, ai fini della limitazione della responsabilità solidale, dovrà acquisire ora per allora la documentazione relativa alla certificazione del credito (articolo 121, comma 1-ter DL Rilancio);
  • resta sempre ferma la responsabilità per dolo o colpa grave.

NB – Ricordiamo che queste misure non sono ancora in vigore, visto che il testo emendato del Senato dovrà passare alla Camera per la definitiva conversione in legge – e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale – entro il 9 ottobre.

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Bollette e costi conto corrente in aumento. Proteggiti con il credito d’imposta

Bollette e costi conto corrente in aumento nel 2022. Ecco come proteggerti grazie al credito d’imposta

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Se non lo avevate già capito, il 2022 è un anno di rincari sotto tutti i fronti. Non sono da meno quelli riguardanti le bollette gas e luce e quelli dei costi conto corrente.

A dire il vero, per quanto riguarda le bollette eravamo preparati. Ne avevamo già parlato qui in tempi non sospetti. Tuttavia, i rincari sotto questo fronte sono stati più alti rispetto a quanto ci si aspettasse. Mediamente infatti le famiglie pagheranno circa 1000 euro in più in un anno. In particolare, nel primo trimestre 2022 è stato quantificato un aumento del 131% dell’energia elettrica rispetto allo stesso periodo del 2021 per il cliente domestico (e del 94% per quello del gas naturale.

Di pari passo però si stanno verificando aumenti anche sui costi conto corrente come riporta l’indagine condotta da Altroconsumo su un campione di oltre 400 conti correnti. Secondo questa indagine, rispetto a febbraio 2021, i costi dei conti corrente bancari sarebbero aumentati in media dal 7 al 14 per cento per famiglie che pensionati. Aumenti ai quali potrebbero aggiungersi anche quelli relativi al pagamento del canone per la carta di debito ovvero il bancomat.

Se per l’aumento delle bollette la soluzione esiste ed è passare sempre di più all’uso ed al consumo di energie rinnovabili, esiste anche una soluzione contro l’aumento dei costi degli oneri bancari e sugli interessi passivi delle giacenze bancarie. Una soluzione che prevede l’acquisto del credito d’imposta.

Ma cosa significa che acquistare il credito d’imposta può essere una soluzione contro l’aumento dei costi conti corrente?

Abbiamo cercato come prima cosa di fare il punto sugli aumenti di questi oneri riguardanti la maggior parte dei correntisti italiani per poi spiegare come mai acquistare il credito d’imposta potrebbe essere una buona soluzione.

L’aumento dei costi dei conti correnti bancari

La quasi totalità degli utenti delle banche, tutti tranne i giovani, sta per subire dei rincari per quanto riguarda i costi di gestione dei conti corrente. Famiglie, imprese e pensionati stanno infatti per vedere lievitare questi costi di gestione tra il 7 ed il 14% a seconda dei casi.

Ma non finisce qui. Questi rincari devono essere sommati anche a quelli per il canone della carta di debito ovvero il Bancomat. Il tutto mentre l’Antitrust sta decidendo proprio in questi giorni se accogliere o respingere la richiesta di Bancomat spa di abolire la commissione a carico del cliente sul prelievo di contante per spostarla sulla banca proprietaria dello sportello automatico. Se accolta, quest’ultima richiesta, toglierebbe visibilità alle spese sui prelievi (oggi in media di 1,49 € fra le banche che le prevedono) facendole lievitare.

Ma le spese dei conti correnti non finiscono di certo qui. A quelle che abbiamo appena preso in esame infatti devono essere aggiunte anche le seguenti:

  • l’imposta di bollo di 34,20 euro per le giacenze sopra i 5 mila euro;
  • la ritenuta fiscale sulle sulle giacenze di conto da parte dello stato che ammonta al 26%;
  • gli oneri d’interesse passivi, circa lo 0,5% mensile ovvero il 6% annuo, sulle giacenze sopra i 100.000 euro.

Le commissioni: bonifici e le carte di credito. Essere fedeli paga ancora?

Anche le commissioni bancarie, come quelle relative ai bancomat ed alle carte di credito sono aumentate come emerge dall’analisi dei dati riguardanti un campione di 24 banche esaminate da Altroconsumo.

In particolare gli aumenti misurati dall’indagine sono i seguenti:

  • I costi dei bonifici effettuati in filiale hanno subito un aumento dell’8,8%. Il costo medio è adesso di 4,71 €;
  • Per i bonifici online gli aumenti si aggirano intorno al 5,26% per un costo medio di circa 40 centesimi;
  • Il bonifico istantaneo ha subito un sovrapprezzo intorno all’euro e mezzo;
  • Anche il canone per per la carta di credito ha subito un rincaro visto che è aumentato del 7,4% e che adesso ammonta a circa 29€.

Infine Altroconsumo non può fare a meno di riportare un dato sorprendente che riguarda il costo dei conti correnti aperti da molti anni presso lo stesso istituto. Paradossalmente, i nuovi conti appena aperti hanno un costo inferiore rispetto a quelli aperti da più di 10 anni della metà: 113,50 euro l’anno contro i 54 euro.

Come difendersi dagli aumenti dei costi dei conti corrente bancari?

Abbiamo appena esaminato una situazione che evidenzia come le spese dei conti correnti bancari stiano subendo degli aumenti consistenti. Costi che in alcuni casi sono dei veri e propri oneri passivi, come nel caso delle giacenze di conto superiori ai 100.000 euro.

Ma è possibile proteggere i propri risparmi da questi rincari? Se si come?

La strategia principale per difendersi dagli aumenti delle spese del conto corrente è molto semplice: non avere giacenze sui conti correnti, soprattutto se superiori ad una certa cifra.

No, non siamo impazziti, lasciateci spiegare. Non avere giacenze sui conti corrente non significa spendere tutti i soldi senza mettere da parte nulla. Semplicemente significa investire questi soldi e quindi non lasciarli depositati e soggetti ai costi conti corrente.

Acquistare il credito d’imposta (ne parliamo meglio qui) è un investimento sicuro e conveniente in grado di garantirti un guadano certo ed assicurato. Perché? Per almeno altre due buone ragioni:

  1. Acquistare il credito d’imposta ti permette di ottenere un guadagno certo ed immediato. Chi compra del credito d’imposta infatti lo fa per un importo che è inferiore rispetto al reale valore del credito da detrarre.
  2. Comprare il credito d’imposta è al tempo stesso un investimento conveniente e sicuro. L’articolo 121 del DL Rilancio, commi 5, 6 e 7, stabilisce che eventuali violazioni delle norme che stabiliscono l’accesso alla detrazione fiscale sono a carico del beneficiario della detrazione.

Vuoi saperne di più sulla cessione del credito d’imposta e sulle detrazioni fiscali in vigore? Clicca qui per richiedere maggiori informazioni!

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Fotovoltaico e batterie di accumulo per risparmiare sulle tariffe energia elettrica

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Per il nuovo anno è previsto un raddoppio dei costi della componente energetica e del gas, passando da circa 1.560 euro all’anno per arrivare ad oltrepassare i 3.000 euro. Ma non farti prendere dal panico: ci sono ancora valide strategie per risparmiare sulle tariffe dell’energia elettrica.

Vediamo insieme, nei prossimi paragrafi, alcune soluzioni per abbassare i costi delle bollette della luce a fine mese.

Risparmio su tariffe energia elettrica: alcuni consigli

Come accennato in precedenza, il costo della componente energetica è destinato ad aumentare vertiginosamente, rischiando di gravare in maniera consistente sul bilancio di numerose famiglie. Tuttavia, ci sono alcuni trucchi che possono aiutarti a risparmiare in bolletta, ad esempio:

  • ricorda di staccare sempre le spine dalla corrente e non mettere i tuoi dispositivi in modalità stand-by
  • fai un uso corretto degli elettrodomestici, in particolare della lavatrice e della lavastoviglie
  • acquista tipologie di frigoriferi e di congelatori a basso consumo
  • utilizza correttamente il forno a microonde e quello elettrico. Per quando riguarda quest’ultimo, laddove possibile, evita la fase di preriscaldamento
  • fai un buon uso del condizionatore: non aprire le finestre quando è acceso per non disperdere il fresco accumulato
  • scegli delle lampadine a LED a basso consumo invece che quelle tradizionali
  • finché possibile, sfrutta la luce naturale
  • quando devi effettuare lavatrici o lavastoviglie, controlla la fascia oraria in cui l’energia costa meno

In aggiunta, puoi installare un impianto fotovoltaico nella tua abitazione. Vediamo nel dettaglio, nel prossimo paragrafo, tutti i vantaggi di questa possibilità.

Sistema di accumulo per fotovoltaico: tutti i vantaggi

Scegliere di ricorrere ad un sistema di accumulo per fotovoltaico nella propria casa comporta numerosi vantaggi non solo dal punto di vista economico ma anche sul piano ambientale.

Nel dettaglio, il prezzo dell’installazione di un sistema di accumulo al litio si aggira intorno ai 370 euro per kWh, un prezzo nettamente più basso rispetto a quello di qualche anno fa. Questo perché ad oggi sono disponibili diversi incentivi per chi decide di installare un impianto fotovoltaico.

Tra i migliori sistemi di accumulo si trovano le batterie per fotovoltaico, prodotti innovativi che hanno la capacità di immagazzinare l’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico o, in alternativa, utilizzarla immediatamente. Nel dettaglio, ecco come funzionano:

  • durante il giorno l’impianto fotovoltaico genera energia
  • una parte di energia viene accumulata nelle batterie, mentre l’altra parte viene utilizzata subito
  • durante la notte l’impianto smette di produrre energia e proprio in questo momento le batterie svolgono la loro funzione di accumulo

Tuttavia, è bene sapere che se le batterie dovessero essere scariche, verrà prelevata l’energia necessaria direttamente dalla rete comune e dunque verrà segnata nell’utenza mensile. Per questo motivo le batterie di accumulo devono essere collegate al sistema a pannelli solari ma anche alla rete elettrica esterna.

In aggiunta, si ricorda che l’installazione di una batteria di accumulo comporta il diritto di accesso a incentivi e detrazioni fiscali che riducono il costo del tuo investimento.

Per maggiori informazioni ti consigliamo di visitare il sito ufficiale di ARERA che trovi a questa pagina.

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Le nuove FAQ Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato le FAQ sulle novità della cessione del credito, visto di conformità e misure agevolate dopo il DL 4/2022

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Il DL 4/2022, o Decreto Sostegni Ter, contiene numerose novità riguardanti le agevolazioni fiscali previste dalla normativa fiscale italiana. I cambiamenti apportati non riguardano solo la cessione del credito e le nuove scadenze, ma anche aspetti come il visto di conformità e la nuova possibilità di usufruire di una detrazione per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Nuovi aspetti legati soprattutto al Superbonus 110% che abbiamo affrontato qui!

Novità che sono state subito recepite dall’Agenzia del fisco italiano che ha rilasciato nuove FAQ Agenzia delle Entrate. Abbiamo quindi raccolto ed analizzato qui di seguito le nuove FAQ Agenzia delle Entrate cercando di semplificarle il più possibile.

FaQ Agenzia delle entrate su obbligo del Visto di conformità per spese fino a 10mila euro

Nel caso in cui un contribuente, il 1° dicembre 2021 sostenga delle spese per interventi che possono rientrare nelle agevolazioni previste in edilizia libera o di importo complessivo superiore a 10.000 euro, decida di optare per la cessione del credito, al 3 gennaio 2022 non abbia ancora trasmesso la relativa comunicazione di cessione all’Agenzia delle Entrate è tenuto a richiedere il rilascio del visto di conformità e delle entrate è tenuto a richiedere il rilascio del visto di conformità e dell’asseverazione/attestazione della congruità delle spese?

La FAQ Agenzia delle Entrate prende in esame il decreto legge 11 novembre 2021 ha introdotto l’obbligo del rilascio del visto di conformità e dell’attestazione della congruità delle spese in caso di opzione per la cessione del credito. L’obbligo vale anche per i bonus edilizi diversi dal Superbonus. La circolare dello scorso 29 novembre chiarisce che tale obbligo

“si applica, in via di principio, alle comunicazioni trasmesse in via telematica all’Agenzia delle Entrate a decorrere dal 12 novembre 2021”.

La legge di Bilancio ha però inserito, a decorrere dal 1° gennaio 2022, questo obbligo di visto di conformità previsto per la cessione del credito solo per il Superbonus 110%. Ciò significa che la cessione del credito o lo sconto in fattura non si applica per i Bonus diversi dal Superbonus ed alle opere classificate come edilizia libera di importo inferiore a 10.000 euro.

La legge di Bilancio ha inoltre precisato che restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e facendo salvi gli effetti prodottisi ed i rapporti giuridici sorti sulla base del medesimo decreto-legge.

La disposizione normativa in questione è entrata in vigore il 1° gennaio 2022 pertanto, la stessa deve trovare applicazione da tale data. Il caso preso in esame nella FAQ dell’Agenzia delle Entrate sulle novità della cessione del credito rientra fra quelli in cui non è previsto l’obbligo del visto di conformità.

Calcolo del 30% per i lavori del superbonus

Un’altra nuova FAQ Agenzia delle Entrate riguarda il famoso calcolo del 30% del totale dei lavori detraibili con il Superbonus 110% . Questo caldcolo deve essere commisurato all’intervento complessivamente considerato e quindi comprendendo anche gli interventi con altre percentuali di detrazione? Ad essi possono essere sommati anche gli interventi non agevolati?

Secondo la nuova FAQ Agenzia delle Entrate, vista la formulazione della norma, la percentuale del 30% deve essere commisurata all’intervento complessivo. Non solo quindi per i lavori ammessi al Superbonus 110% ma anche per gli altri interventi. Un criterio che rimane valido anche dalle nuove disposizioni contenute nella nuova legge di Bilancio.

FAQ Agenzia delle Entrate: qual’è il limite di spesa per il superbonus 110 per l’eliminazione delle barriere architettoniche?

La FAQ Agenzia delle Entrate si chiede quale sia il limite di spesa per il super ecobonus del 110% applicabile agli interventi finalizzati alla eliminazione delle barriere architettoniche. Questo limite è di 96.000 euro? In caso affermativo, questo può essere considerato un nuovo plafond di spesa rispetto a quello per il bonus casa? 

La risposta alla nuova FAQ Agenzia delle Entrate precisa che il Superbonus spetta nei limiti di spesa sopra riportati. I limiti di spesa sono inoltre applicabili disgiuntamente per ciascun intervento effettuato sia sulle parti comuni dell’edificio che sulla singola unità immobiliare all’interno di tale edificio. I massimali di spesa sono pertanto applicabili disgiuntamente, quindi possono essere sommati fra di loro, per ciascun intervento.

Qualsiasi condomino che abbia un ascensore e che voglia effettuare interventi per l’eliminazione di barriere architettoniche potrà fruire del Superbonus nel limite di spesa di 96.000 euro per gli interventi sulle parti comuni. Lo stesso limite di spesa si applica congiuntamente anche agli interventi dello stesso genere effettuati su ogni appartamento. Pertanto, se un soggetto è proprietario di n appartamenti, potrà fruire di un limite di spesa di nx96.0000€. Qualora invece l’appartamento sia cointestato a più titolari il limite di spesa andrà suddiviso fra di essi.

L’intervento per essere considerato autonomamente detraibile deve essere anche autonomamente certificato dalla documentazione richiesta dalla normativa edilizia vigente. Pertanto l’intervento deve risultare essere “trainato”:

  • da un intervento “trainante” finalizzato all’efficientamento energetico;
  • da un intervento “trainante” antisismico.

Per tali interventi può essere esercitata l’opzione dello sconto in fattura sul corrispettivo dovuto o per la cessione del credito corrispondente alla predetta detrazione.

FAQ Agenzia delle Entrate su Detrazione del superbonus nel 730 precompilato

Se un contribuente detrae il super bonus del 110% nel 730 precompilato può inviarlo direttamente o deve avvalersi di un Caf odia un professionista abilitato, ai fini dell’apposizione del consueto visto di conformità?

L’obbligo del visto di conformità decade nell’ipotesi in cui la dichiarazione sia presentata direttamente dal contribuente, attraverso l’utilizzo della dichiarazione precompilata predisposta dall’Agenzia delle entrate.

Detrazione dell’onorario professionale per superbonus

Considerando che il visto di conformità sull’intero modello Redditi assorbe quello specifico per il super bonus del 110% è detraibile al 110% anche il relativo onorario professionale?

L’articolo 1, della legge di bilancio 2022 ha introdotto l’obbligo del visto di conformità anche qualora il contribuente fruisca di tale detrazione nella dichiarazione dei redditi. L’obbligo decade quando i la dichiarazione sia presentata direttamente dal contribuente all’Agenzia delle entrate.

Resta fermo che il contribuente è tenuto a richiedere il visto di conformità sull’intera dichiarazione nei seguenti casi:

  • quando presentano la dichiarazione modello 730 ad un Centro di assistenza fiscale (CAF) o a un professionista abilitato.
  • nel caso in cui i contribuenti utilizzino in compensazione i crediti relativi alle imposte sui redditi e alle relative addizionali, alle ritenute alla fonte, alle imposte sostitutive delle imposte sul reddito e all’imposta regionale sulle attività produttive, per importi superiori a 5.000 euro annui.

In questi casi i contribuenti hanno l’obbligo di richiedere l’apposizione del visto di conformità relativamente alle singole dichiarazioni dalle quali emerge il credito.

Asseverazione sulla congruità dei costi

La norma della legge di bilancio che prevede la possibilità di effettuare l’asseverazione sulla congruità dei costi anche sulla base del prezzario DEI, ai fini di tutti i bonus edilizi, ha carattere interpretativo?

L’articolo 1, comma 29, lett. b), della legge 30 dicembre 2021 ha introdotto il comma 1-ter), che:

  • prevede l’obbligo del visto di conformità anche in caso di opzione per la cessione del credito o sconto in fattura relativa alle detrazioni fiscali per interventi, diversi dal Superbonus 110%;
  • prevede che i tecnici abilitati devono asseverare la congruità dei prezzi,

Tale comma  prevede che per l’asseverazione della congruità dei prezzi, richiesta per fruire del Superbonus, occorre fare riferimento oltre ai prezzari individuati dal decreto del Ministro dello sviluppo economico anche ai valori massimi stabiliti con decreto del Ministro della transizione ecologica, da adottare entro il 9 febbraio 2022.

Stabilisce inoltre che i prezzari individuati con il decreto MISE del 6 agosto del 2020, per gli interventi di efficientamento energetico (adevono intendersi applicabili anche ai seguenti interventi:

  • antisismici e di riduzione del rischio sismico ;
  • rientranti nel bonus facciate;
  • di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici.

Si ritiene inoltre che la disposizione abbia valenza interpretativa (quindi retroattiva), in quanto chiarisce che ai fini dell’attestazione della congruità delle spese, per tutti gli interventi ammessi alle agevolazioni, è possibile utilizzare i:

  • prezzari predisposti dalle regioni e dalle province autonome,
  • listini ufficiali o delle locali camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura ovvero i prezzi correnti di mercato in base al luogo di effettuazione degli interventi,
  • prezzari individuati nel citato decreto MISE del 6 agosto 2020.

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