Perché acquistare credito d’imposta conviene

Perché acquistare credito d’imposta conviene

Alla scoperta di tutti motivi per cui dovresti acquistare il credito d’imposta

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Gran parte del successo delle misure adottate dal Decreto Rilancio è probabilmente dovuto alla possibilità di usufruire delle detrazioni fiscali anche tramite il credito d’imposta e lo sconto in fattura. Fin da subito infatti l’Agenzia delle Entrate è stata sommersa da domande per l’esercizio di queste opzioni alternative alla detrazione fiscale di misure come Superbonus 110%.

Tuttavia, un successo così massiccio e generico, non poteva non comportare anche dei tentativi di frode. Tentativi verificatisi non tanto per quanto riguarda il Superbonus 110% ma soprattutto per altre detrazioni, prima fra tutte il bonus facciate. Per questo, un paio di settimane fa è stato approvato il DL Sostegni ter che limita, e non di poco, il meccanismo dello sconto in fattura della cessione del credito. Adesso infatti è possibile cedere e quindi anche acquistare il credito d’imposta una volta soltanto, anziché un numero illimitato di volte.

Comprare del credito d’imposta equivale quindi a compensarlo in dichiarazione dei redditi e quindi a detrarlo dalle tasse. Di contro però, potranno acquisire questo credito d’imposta solamente i soggetti con un’adeguata capienza fiscale. Non solo banche ed istituti di credito, ma anche privati ed imprese di ogni genere, dal momento che non vengono specificati nel DL Sostegni ter requisiti particolari per poterlo fare.

Ma acquistare il credito d’imposta conviene davvero? Quali sono i vantaggi di cui potresti beneficiare?

Abbiamo cercato di spiegarti insieme ai nostri esperti perché acquistare il credito d’imposta conviene.

1) Acquisire del credito d’imposta ti permette di ottenere un guadagno certo

Acquistare il credito d’imposta ti permette di ottenere un guadagno certo ed immediato. No, questa non è la solita frase acchiappa click ma è la verità ed il motivo è anche molto semplice. Chi compra del credito d’imposta infatti lo fa per un importo che è inferiore rispetto al reale valore del credito da detrarre.

Proviamo a spiegare il concetto che abbiamo appena espresso tramite un semplice esempio.

Ammettiamo che il sig. Rossi debba effettuare dei lavori di efficientamento energetico usufruendo del Superbonus 110% per un valore di 100.000 €. Il sig. Rossi avrà quindi diritto ad una detrazione fiscale del valore di 110.000 euro.

Tuttavia, per monetizzare immediatamente questa detrazione senza aspettare di detrarla in 4 anni, oppure in caso di inadeguata capienza fiscale, ha solo una strada: quella di cedere questo credito. Nel caso in cui il sig. Rossi abbia invece usufruito dello sconto in fattura, sarà invece l’impresa che effettua i lavori a poter beneficiare di questo credito. Sarà quindi interesse dell’impresa monetizzare subito questo credito per rientrare delle spese che ha anticipato per eseguire i lavori.

L’acquirente del credito quindi, può avvalersi del fatto che il beneficiario della detrazione o l’impresa nel caso dello sconto in fattura abbiano intenzione di monetizzare subito questo credito. Per fare ciò costoro hanno solo un’opzione, venderlo ad un valore inferiore rispetto all’ammontare della detrazione.

Nel caso migliore potrai quindi acquistare un credito d’imposta del valore di 110.000 € a soli 100.000 € guadagnando di fatto 10.000€. Così facendo potrai detrarre dalle tasse che dovresti pagare ogni anno per i successivi 4 anni  27.500 euro (27.500×4=110.000) anziché solo 25.000.

Comprare il credito d’imposta significa quindi pagare meno tasse!

2) Investimento sicuro

Comprare il credito d’imposta è al tempo stesso un investimento conveniente e sicuro per almeno due motivi, i seguenti.

Il primo motivo è che l’articolo 121 del DL Rilancio, commi 5, 6 e 7, stabilisce che eventuali violazioni delle norme che stabiliscono l’accesso alla detrazione fiscale sono a carico del beneficiario. In particolare forniamo un breve estratto del testo della legge:

“Qualora sia accertata la mancata sussistenza, anche parziale, dei requisiti che danno diritto alla detrazione d’imposta, l’Agenzia delle entrate provvede al recupero dell’importo corrispondente alla detrazione non spettante nei confronti dei soggetti effettuano i lavori oggetto di detrazione. Il recupero dell’importo di cui al comma 5 è effettuato nei confronti del soggetto beneficiario , ferma restando, in presenza di concorso nella violazione, anche la responsabilità in solido del fornitore che ha applicato lo sconto e dei cessionari per il pagamento dell’importo e dei relativi interessi. “

Questo significa quindi che la responsabilità di eventuali irregolarità ricadrà sul beneficiario della detrazione che andrà incontro all’obbligo di risarcire lo stato italiano assieme ad eventuali sanzioni. La responsabilità ricadrà su cessionari e fornitori solamente nel caso in cui venga provato il loro concorso di colpa nella nascita del credito oppure per l’utilizzo del credito in modo irregolare.

Comprare il credito d’imposta è inoltre un investimento in grado di mantenersi nel tempo. Nel caso in cui oggi tu decida di comprare un credito d’imposta a nome di un’impresa e decida di vendere la tua attività, potrai rivendere insieme ad essa anche il credito. In sostanza, il credito fiscale presente nel cassetto fiscale concorre alla determinazione del valore di compravendita dell’azienda sommandosi ad esso.

3) Stop agli oneri finanziari passivi

Quando depositiamo i nostri soldi in banca nei conti corrente, questi soldi non non “fruttano”. I conti corrente sono infatti soggetti a dei costi che possiamo genericamente chiamare come oneri finanziari passivi che vanno ad intaccare le giacenze nei conti. Costi che tra le altre cose, stanno aumentando in questo ultimo periodo in maniera vertiginosa.

Acquistare il credito d’imposta significa quindi effettuare un investimento mobilizzando queste giacenze. In questo modo non solo è possibile abbattere questi oneri finanziari passivi in maniera definitiva, ma anche realizzare un guadagno visto che pagherai il credito d’imposta meno del suo reale valore.

In particolare, gli oneri finanziari passivi che le banche applicano sulle giacenze sopra i 100.000 euro ammontano a circa lo 0,5% mensile. Questo significa che ogni anno i conti con giacenze superiori ai 100.000 € sono soggetti ad oneri finanziari del 6%. Depositando quindi 100.000 euro, dopo un anno l’azienda si troverebbe una liquidità di 94.000 euro.

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